The Netherlands, an outsider's view.

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ART

Il furto più misterioso della storia dell’arte e quei Rembrandt mai ritrovati

CoverPic: Rembrandt van Rijn, Cristo nella tempesta sul mare di Galilea | License: public domain

Il 18 marzo 1990, all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston avvenne uno dei furti più clamorosi della storia dell’arte: due ladri rubarono 13 opere d’arte dal valore complessivo di 500 milioni di dollari. Tra queste anche tre opere di Rembrandt e una di Vermeer. Gli oggetti non sono mai stati ritrovati e il loro caso rimane un mistero.

I ladri entrarono al museo nel cuore della notte, all’1:20, travestiti da poliziotti. In questo modo riuscirono a ingannare e immobilizzare le guardie di sicurezza, Rick Abath e Randy Hestand, due giovani ragazzi senza una vera e propria formazione di sorveglianza. Il Gardner Museum, inoltre, non aveva telecamere di sorveglianza, ma solo rilevatori di movimento. Secondo questi ultimi, i rapinatori si diressero verso la Sala olandese, la prima tappa per il furto e quella in cui si registrarono le perdite più gravi: tre opere di Rembrandt, tra cui il suo unico paesaggio marino, Cristo nella tempesta sul mare di Galilea (1633); un paesaggio di Govaert Flinck; uno dei 36 dipinti di Vermeer conosciuti ancora esistenti.

Tante domande senza risposta

L’avvenimento ha alcuni aspetti sorprendenti, tra cui l’estrema calma con cui agirono i ladri: il tutto durò 81 minuti. Non portarono via i quadri interi, ma si presero il tempo di ritagliarli e separarli dalle cornici e dai telai.  Perché? Sono molte le domande a cui gli investigatori dell’FBI e la procura non hanno saputo dare risposta. Come facevano i ladri a sapere che avevano così tanto tempo? Se hanno preso di mira i Rembrandt e i Vermeer per il loro valore, perché hanno ignorato il dipinto più prezioso del museo, il Ratto di Europa di Tiziano?

Negli anni sono emerse tante ipotesi e avvenuti alcuni falsi ritrovamenti. L’esempio più famoso è del 1997, quando un reporter del giornale Boston Herald affermò in prima pagina che un commerciante di antiquariato gli aveva mostrato uno dei Rembrandt rubati. Secondo il risultato di un’analisi si trattava però di un falso.

Il Gardner Museum, con i suoi 16.000 dipinti, sculture e ceramiche, è costituito da una collezione di Isabella Stewart Gardner. La donna ereditò una grande ricchezza da suo padre, un commerciante di lino che morì nel 1891. Con il marito Jack Gardner, un commerciante di Boston la cui famiglia aveva accumulato una grande fortuna, usò il suo patrimonio per acquistare arte. I due andavano spesso in Europa e tornavano negli Stati Uniti con sculture, antichi vasi romani e dipinti, tra cui quelli di Rembrandt.

Il vuoto lasciato dalle opere

Gardner morì nel 1924 senza eredi e lasciò tutto al pubblico a una condizione: la collezione non poteva essere riorganizzata, venduta o donata e non si potevano aggiungere nuove opere d’arte. Se tali condizioni venissero violate, l’intera collezione, insieme all’edificio e al terreno su cui si trova, verrebbero consegnate ad Harvard. Dopo il furto, alcune pareti rimasero inevitabilmente vuote. Il museo non poteva riempirle per via della volontà di Gardner, perciò decise semplicemente di riproporre ai visitatori le cornici vuote, come testimonianza di ciò che era andato perso. Prima del 1990 chiunque avesse pagato il biglietto avrebbe potuto ammirare le pennellate di Rembrandt, ora le si può solo immaginare attraverso quelle cornici che i due misteriosi ladri snobbarono.