CoverPic | Author: Michiel1972 | Source: Wikimedia | License: CC 4.0

di Klizia Capone

Passeggiando per le strade di Dordrecht si respira ancora l’atmosfera del XVII secolo. Gli edifici antichi, i monumenti e le vie commerciali in piena attività ricordano il fiorente passato della città più antica dei Paesi Bassi, costruita sull’acqua, e attraversata da canali e ponticelli.

È proprio in uno dei suoi vicoli che, alla fine del Cinquecento, nacque Jacob Gerritsz Cuyp, pittore e illustratore che si dedicò alle nature morte e alla pittura di paesaggio, ma noto soprattutto per i suoi ritratti. Sebbene questi manchino della vitalità di un Frans Hals o della capacità introspettiva di un Rembrandt, sono ben dipinti e realizzati con grande competenza tecnica e sicurezza nella stesura, caratteristiche che fanno rientrare l’artista nella migliore tradizione della ritrattistica olandese del diciassettesimo secolo. Tra i molti ritratti (figure a mezzo busto o intere su sfondo monocromatico, gruppi di figure colte in interni o immerse nel paesaggio) sono considerevoli quelli che hanno per oggetto dei bambini. Uno, in particolare, da quest’anno arricchirà la collezione del Dordrechts Museum. Si tratta di un piccolo pannello conservato nella sua cornice originale in ebano, sul quale è dipinto un infante di otto mesi. Chi sia il bambino, non lo sappiamo. E non conosciamo nemmeno il nome dei genitori, che commissionarono il quadro. 

Cuyp ha realizzato il paffuto bimbo dai grandi occhi, per tre quarti contro una parete scura, dando inavvertitamente l’impressione che stia in piedi senza l’aiuto di nessuno.

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Soffermiamoci, ora, su alcuni dettagli. Il primo ci rivela degli elementi di storia del costume. In quel periodo e oltre, infatti, i bambini di pochi mesi erano agghindati con vesti dalla lunga gonna. L’unico dettaglio dell’abito che ci permette di comprendere che abbiamo di fronte la rappresentazione di un bambino è la forma del colletto, un modello, quello dipinto, usato soprattutto per il genere maschile. Non solo: la piuma sul copricapo stretto che incornicia la testa del bimbo è un ulteriore indizio in tal senso.

Passiamo alla simbologia. Il frutto che stringe nella mano sinistra, abitualmente, nei dipinti olandesi del diciassettesimo secolo aventi per oggetto la famiglia o dei bambini, allude alla fertilità ed è il solo attributo iconografico presente nel quadro. 

L’acquisizione del dipinto (appeso alle pareti del castello di Zuylen, a nord di Utrecht, per molto tempo) coincide con la riapertura di uno dei più importanti musei olandesi, ospitante buona parte dei lavori della famiglia Cuyp. Una famiglia di artisti: Jacob, infatti, fu fratellastro di Benjamin e maestro, oltre che padre, del più celebre Albert.

Oggi, le loro opere costituiscono il cuore della collezione di dipinti di antichi maestri del Dordrechts Museum, e fanno rifiorire nella nostra mente gli echi della storia e dell’arte della prospera città del Seicento olandese. Di un tempo ormai passato, ma non perduto.