di Alessandro Pirovano

 

Anche in politica una separazione non consensuale rischia di costare tanto: sessantamila euro, infatti, è la cifra richiesta dal  partito Denk a Sylvana Simons che aveva deciso di abbandonarlo a soli tre mesi dalle elezioni di marzo. Secondo quanto riportato dal quotidiano Volkskrant, i legali della formazione politica degli ex-parlamentari socialdemocratici di origine turca Kuzu e Öztürk, rieletti il 15 marzo nelle liste della loro formazione, hanno accusato la presentatrice tv di origini surinamesi di aver rotto senza preavviso il contratto di lavoro con il partito e di aver rivelato informazioni potenzialmente dannose per il futuro della formazione politica.

Dopo aver aderito a Denk nel maggio 2016, Sylvana Simons ne era diventata una delle figure pubbliche più importanti e conosciute, ridimensionando il peso del background musulmano dei fondatori del partito, soprattutto, su questioni come i diritti degli omosessuali o la condizione delle donne. A fine dicembre, però, la distanza tra lei e il gruppo dirigente era diventata così profonda- “ogni mio suggerimento veniva buttato via” ha detto Sylvana- da farle decidere di abbandonare il movimento.

L’addio è avvenuto con una email ai fondatori. Poco dopo, la Simons ha lanciato un suo partito, Artikel 1. Nonostante la decisione della presentatrice tv, alle elezioni di marzo il partito Denk ha ottenuto un risultato migliore del nuovo concorrente, conquistando 3 seggi alla Tweede Kamer e diventando uno tra i partiti più votati in grandi città come Amsterdam o Rotterdam. Sulla richiesta di risarcimento a Sylvana e al suo spin-doctor Ian van der Kooye, anche lui fuoriuscito da Denk, il tribunale di Amsterdam sarà chiamato a prendere una decisione nelle prossime settimane.