Dopo l’estate direttore d’orchestra Lorenzo Viotti, 30 anni, assumerà la direzione del Netherlands Philharmonic Orchestra (NedPhO) e della Nationale Opera.

Alla fine di febbraio Viotti ha trascorso una settimana ad Amsterdam per registrare la sesta sinfonia di Tchaikovsky, la Pathétique e i Nocturnes di Debussy, un concerto che sarà trasmesso stasera in streaming dal Concertgebouw di Amsterdam. Quando il suo debutto al Metropolitan Opera di New York è stato cancellato, Viotti infatti è arrivato nella capitale olandese per due settimane per “conoscere meglio il suo coro”. Un incontro che ha portato allo straordinario film-concerto Voices out of silence (Voci dal silenzio).

Il 2020 è stato un anno orribile per molti, ma non per il direttore d’orchestra. In un’intervista a NRC Lorenzo Viotti racconta la sua vita quando non è impegnato nelle sale da concerto: ha lavorato sul suo rovescio in un’accademia di tennis a Barcellona, ha fatto parapendio a Tenerife e ha imparato “alcune lingue”. Ha anche preso la patente di guida, cosa per cui non aveva mai avuto tempo prima. Nel 2020 Viotti ha viaggiato in tutto il mondo per un totale di 53 test Covid. Ma è riuscito a trovare del tempo da trascorrere con la sua Orchestra Gulbenkian a Lisbona, dove lavorerà dopo questa stagione.

Il canto è un elemento vitale per Viotti. Secondo i musicisti del NedPhO, Lorenzo Viotti è un direttore completamente diverso da suo padre Marcello (1954-2005), che ha anche diretto l’orchestra alla fine degli anni ’90. Ma i Viotti hanno una cosa in comune: l’amore per il canto. Le orchestre infatti lo lasciano anche cantare, se necessario. Soprattutto con Tchaikovsky, le cui melodie sono così liriche e piene di dramma.

Lorenzo Viotti è un prodigio che ha realizzato i progetti più insoliti – come La voix humaine di Poulenc con sua sorella Marina nel ruolo principale, preceduto da un programma di canzoni di cabaret francese. Non ha un’etichetta discografica e non fa registrazioni su CD, gli piace solo l’esperienza dal vivo. Quando ha registrato la Pathétique nella Grote Zaal vuota, un suono potente ma cristallino, si è detto contento dei progressi che l’orchestra ha ottenuto in sole due settimane. Ancora l’ensemble non ha raggiunto una perfezione esecutiva ma poco male: ciò che conta è la magia del momento.