The Netherlands, an outsider's view.

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COMIC BOOK

Il difficile rapporto di Tintin col mondo arabo, tra politca e stereotipi

Viaggiare, in questo periodo, non è molto facile. In passato lo era ancora meno. Per questo molti viaggi descritti da vari autori erano frutto della loro fantasia. Il caso più celebre è forse quello di Georges Remi, anche meglio conosciuto come Hergé. Se questo nome non vi suona familiare, forse conoscerete, anche senza aver mai letto una delle sue avventure, la sua più celebre creazione: Tintin. Il ragazzo detective, accompagnato dal suo cane Snowy e il capitano Haddock, ha visitato tutto il mondo, anche la luna per ben due volte. Tra le tante destinazioni di Tintin c’è stato anche il mondo arabo.

Nel fumetto Tintin e i sigari dei faraoni, Tintin scopre un’antica tomba di faraoni egizi, insieme all’egittologo Sofocle Sarcofago. In un’altro sembra visitare il Marocco, in Tintin e il granchio con gli artigli d’oro, e in un’altro ancora un paese non meglio precisato del Golfo, chiamato Khemed, in Tintin e gli squali del Mar Rosso e Tintin e la terra dell’oro nero.

Come ha osservato anche il biografo di Hergé, le avventure del detective belga riflettono gli stereotipi tipici del periodo in cui sono state scritte. I russi, infatti, erano particolarmente aggressivi, mentre gli abitanti del Congo belga erano grati per i benefici portati dal colonialismo. Molte delle storie raccontate offrono un’immagine del mondo appiattita e prevenuta. Lo scopo di Hergé, tuttavia, era quello di rivolgersi intrattenere i più giovani, non di sconvolgere le ideologie dominanti al tempo.

Hergé si è recato nel mondo arabo solo una volta, visitando alcune città sul Mediterraneo. Questo viaggio non ha sicuramente influito sulla sua visione o l’ha arricchita. La sua fonte di ispirazione è stata, invece, la cultura che oggi chiamiamo ‘pop’. Il beduino che Tintin incontra nel deserto in I sigari dei faraoni è chiaramente ispirato alla versione cinematografica di Lawrence d’Arabia. L’iconografia di molti personaggi è ripresa da riviste degli anni ’30, come il giovane principe Abdullah comparso ne La terra dell’oro nero e Gli squali del Mar Rosso.

L’effettiva conoscenza del fumettista sul mondo arabo era carente, come lui stesso si era reso conto. Tutto questo ha portato alla modifica delle storie. A causa delle accuse di razzismo, negli anni ’60 ha riscritto alcuni dialoghi ritenuti ‘troppo forti’ verso il popolo arabo. Anche la condizione politica in continuo mutamento ha influito sugli albi. Quando è stato ripubblicato nel ’71 La terra dell’oro nero è stato omesso il conflitto di fondo tra arabi e israeliani nella Palestina che era ancora un protettorato britannico.

Tintin ha avuto una grande fortuna editoriale, ma le sue avventure nel mondo arabo hanno sempre avuto meno successo. Tintin e il granchio con gli artigli d’oro è l’unico libro tradotto in arabo, in quanto ‘meno orientale’ rispetto agli altri tre.

Source Pic: Pixabay