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Il difficile passato coloniale belga in Ruanda, visto dagli occhi di Christian Nyampeta

Quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario del genocidio in Ruanda contro i Tutsi, che ha causato la morte di più della metà della popolazione. La Galerie für Zeitgenössische Kunst di Lipsia intende far luce sulle conseguenze di questa tragedia nella mostra A Flower Garden of All Kinds of Loveliness Without Sorrow, visitabile fino al 29 settembre 2019.

Il progetto è di un artista olandese di origine ruandese, Christian Nyampeta; il suo intento è invitare il pubblico alla riflessione sulla responsabilità del Belgio su questa tragedia. In particolare, ha creato divisioni devastanti tra le varie popolazioni indigene.

La mostra ospita anche una scultura composta da busti di legno, A Communion of Spirits, realizzata nel 2018 dal personale e dagli studenti della Nyundo Art School del Ruanda. E l’unico sgabello vuoto invita lo spettatore a sedersi in mezzo a loro.

Nella sua campagna per la sensibilizzazione del pubblico a questa difficile pagina della storia coloniale, Nyampeta si è cimentato nella traduzione di diversi testi, tra cui il saggio della filosofa francese Séverine Kodjo-Grandvaux. Mirror Effects, Thinking Africa, Thinking the World, del 2016, è anche uno dei numerosi documenti inclusi nella mostra.

Il principio di Nguni Bantu Ubuntu, letteralmente “Io sono perché tu sei”, è centrale nel saggio: in particolare, è da relazionare a Nelson Mandela che credeva nella riparazione di un legame sociale spezzato tramite la comprensione reciproca.

E questo è proprio uno dei valori che Nyampeta assume nella sua ricerca artistica. Anche il suo lavoro infatti riflette sull’inclusione, il confronto aperto e la denuncia delle ingiustizie.

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