traduzione a  cura di Elena Basilio

Secondo lo storico Han van der Horst il Paese rischia la paralisi, e ciò è in larga parte dovuto all’operato degli ultimi tre governi Rutte. Van der Horst sostiene che ci siamo scordati un compleanno molto importante. Il 14 ottobre Mark Rutte ha festeggiato il suo ottavo anno al potere. In realtá il premier ha ben poche ragioni per festeggiare: sotto la sua guida la qualità dell’operato del governo è fortemente diminuita.

Tutto è iniziato con il modo in cui il segretario di stato ha gestito il problema legato al ciclo dell’azoto: ha pensato che sarebbe stato possibile far passare ogni sorta di misure perché queste sarebbero poi state compensate da successive misure volte a contrastare le emissioni. Il risultato è chiaro a tutti: metà del Paese è bloccato, molti costruttori si trovano senza lavoro e temono licenziamenti e fallimenti. La riorganizzazione della Polizia è un altro tragico fallimento.

Invece di un’azione mirata a ristabilire la legge e l’ordine pubblico abbiamo visto litigi e caos, e una situazione che favorisce i grandi trafficanti di cocaina. Il tutto va ad aggiungersi alle indiscrezioni di conflitti interni, razzismo, corruzione e sprechi. A partire dal cosiddetto Rutte II le riforme per i giovani e la cura degli anziani sono entrate in una crisi profonda. Ora pare che la legge deputata a supportare chi non ha mezzi di sostentamento, ottenga l’esatto opposto. Anche la sanità è al limite.

Per quanto riguarda il sistema pensionistico, un effetto collaterale delle politiche governative è che alcuni milioni di persone – perlopiù lavoratori indipendenti – non sono più in grado di costruirsi una pensione. Le case di riposo sono state liquidate in pochi anni e centinaia di migliaia di anziani bisognosi sono in seria difficoltà. Un altro disastro politico è in arrivo. I partiti ChristenUnie e CDA vogliono una nuova offensiva contro i consumatori di droghe perché con il loro uso ricreativo sosterrebbero la mafia. Tale legge rafforzerà il consumo sommerso e la criminalità, poiché questo è sempre stato il risultato di tale tipo di azioni. Nel frattempo, le mogli dei jihadisti stanno tornando, rimpatrio che sta avvenendo non sotto la gestione di Rutte, ma sotto quella di Erdogan.