di Allegra Semenzato

 

È fine gennaio, il coronavirus è arrivato in Europa e i casi iniziano ad aumentare esponenzialmente. Un alto funzionario della Sanità pubblica olandese, Jaap van Dissel, dichiarava allora al Telegraaf che per l’Olanda “dipenderà molto dal modo in cui gli altri Paesi gestiscono i contagi”. Lo sviluppo del virus è ancora poco conosciuto, ma il direttore dell’istituto di sanità olandese RIVM assicura che l’Olanda è preparata: “Se dovesse scoppiare un’epidemia, probabilmente si tratterebbe solo di pochi casi isolati”, riferisce van Dissel al quotidiano olandese. La stampa olandese, almeno all’inizio, si è preoccupata di gestire il flusso informativo in maniera sobria: man mano che i casi aumentavano in giro per il mondo, saliva la preoccupazione ma il governo, allo stesso tempo, continuava a mantenere una posizione attendista.

coronavirus in Olanda
Foto credit: Ele

Dal servizio sanitario pubblico comunale (GGD) ai laboratori microbiologici, passando per gli operatori di medicina generale, tutti sono stati coinvolti per indagare e prevenire la diffusione del virus. Collaborazione tra i vari enti ed eventuale tracciamento dei pazienti sono state considerate, fin da quando sono stati registrati i primi casi in Europa, la chiave per contenere la diffusione.

 

Una semplice influenza stagionale

A fine febbraio, scoppia l’epidemia in Italia e tutti gli italiani corrono ad accaparrarsi gli ultimi approvvigionamenti disponibili: mascherine, disinfettanti, (ma non la carta igienica) La stampa olandese critica l’iperbolica risposta della popolazione, considerata esagerata per quella da loro considerata una “semplice influenza”, non sapendo che lo stesso sarebbe poi accaduto poche settimane più tardi in Olanda. Si legge nel Volkskrant: “Si nota che il panico è molto più grande di quanto questo virus meriti”.

Nello stesso periodo il nuovo coronavirus arriva nei Paesi Bassi; non che qualcuno ne dubitasse ma le autorità erano convinte fin dall’inizio di poter gestire la questione senza problemi. Il 27 febbraio viene segnalato il primo caso positivo; il 6 marzo la prima vittima. La maggior parte della popolazione però ancora pensa che il virus colpisca solo le persone anziane. Allora, poco più di due mesi fa, secondo il sondaggio condotto da Markteffect, pochi sono gli olandesi  hanno modificato il loro stile di vita. Per di più, nessuna misura viene presa negli aeroporti del Paese. Anche il noto virologo Burioni, in un’intervista ad NRC, invitò l’Olanda a non sottovalutare il Covid.

Coronavirus, Olanda, Belgio, BE

La situazione, intanto, precipita in Belgio: con un picco di positivi e un’escalation nel numero di decessi, il governo federale ordina la serrata. La posizione dell’Olanda, che al contrario prosegue “business as usual” comincia ad innervosire i vicini. L’episodio che ha creato più tensione è stato l’esodo di “frontalieri della birra” che dal Belgio, dove i locali erano chiusi, si recavano nei Paesi Bassi.

 

Smart lockdown e immunità di gregge

Intorno al 10 marzo anche i casi di Covid-19 iniziano ad aumentare anche in Olanda. Così, il 12 marzo il governo non può più attendere e arriva l’annuncio delle prime decisioni per contrastare la diffusione del virus; intanto, si diffonde il fenomeno noto come “hamsteren”, approviggionamento. La gente fa scorte di cibo, prodotti essenziali, disinfettanti per le mani e carta igienica. Dall’ormai popolare “smart working”, al divieto di organizzare eventi con più di 100 persone e la conseguente chiusura di musei, teatri e centri sportivi, fino alla decisione di tenere aperte le scuole, le misure di contenimento risultano comunque poco invasive. Se tutta Europa si avvia verso il lockdown, con l’Olanda sembra seguire la Svezia.

Il primo ministro Mark Rutte, in una conferenza che molti hanno definito storica, promuovendo un “lockdown soft” e differenziandosi così dal resto d’Europa, nella conferenza stampa del 16 marzo dice: “La realtà è che il coronavirus è tra noi e rimarrà con noi per il momento. Nel prossimo futuro gran parte della popolazione olandese sarà infettata dal virus. Possiamo solo rallentarne la diffusione mentre costruiamo l’immunità di gregge”.

Il 20 marzo, anche il sovrano  Willem-Alexander parla alla nazione con un invito a rimanere uniti e sconfiggere la solitudine. Rivolgendo l’attenzione specialmente all’impatto umano della crisi del coronavirus e ringraziando il personale sanitario, il sovrano afferma: “Se conserviamo vigilanza, solidarietà e calore, possiamo affrontare insieme la crisi”.

Corona
Corona

Ma i numeri aumentano rapidamenti e i comportamenti “antisociali” di alcuni olandesi, come definiti dai ministri della giustizia e della salute costringono il governo a spingersi oltre: il 23 marzo vengono annunciate nuove misure per arrestare la diffusione. Niente gruppi di più di 3 persone per strada, stop agli eventi fino al 1° giugno e chiusura dell’horeca.

Così, per la prima volta, i cittadini celebrano il Giorno del Re e quello della Liberazione all’interno delle proprie case. Allo stesso tempo alcuni organi di stampa criticano le azioni del governo, accusato di essersi fatto trovare impreparato di fronte all’emergenza sanitaria. Il 12 aprile si legge nel Volkskrant: “Nonostante gli ospedali avessero segnalato già a febbraio una carenza di mascherine e alcuni medicinali, l’Olanda ha adottato una politica sanitaria nella quale non trovano posto le scorte, ma solo lo stoccaggio di piccoli quantitativi”. Secondo il quotidiano, “la macchina sanitaria si è mossa troppo lentamente e l’Olanda ha così lasciato che il virus circolasse a lungo senza ostacoli, per poi accorgersi di non avere abbastanza materiale sanitario per affrontare una tale crisi”.

 

Il rilassamento delle norme

Anche alcuni settori dell’economia hanno puntato il dito contro il governo. Il mondo della cultura lo ha criticato per non aver distribuito abbastanza finanziamenti. Gli esperti di tecnologia, invece, hanno fatto presente che la localizzazione digitale delle app per il monitoraggio dei contagi viola i diritti fondamentali, come la privacy.

coronavirus, 1,5m
31mag

Intanto, nonostante le critiche sui metodi di rilevamento, i numeri dei contagi e della terapia intensiva sembrano dare ragione al governo: il 21 aprile, la conferenza stampa del premier annunciare il rilassamento di alcune misure: riaprono le scuole elementari, gli eventi sono cancellati fino al 1° settembre, sono consentiti gli sport individuali all’aperto e i bambini fino ai 12 anni possono allenarsi in gruppo. Inizialmente parrucchieri e horeca devono rimanere chiusi ad oltranza ma solo qualche giorno dopo, il governo ha annunciato la riapertura dei parrucchieri l’11 maggio e quella -parziale- dell’horeca il 1° giugno con la presentazione di una road-map