Il Consiglio di stato (Raad van State) non ha dato il via libera al referendum sulla legge che vuole abolire le consultazioni popolari nei Paesi Bassi. “Non è di nostra competenza” è stato il verdetto del Consiglio  alla proposta lanciata dalla sigla Meer Democratie per difendere uno dei pochi strumenti di democrazia diretta previsti dall’ordinamento olandese.

Introdotto nel luglio 2015, il referendum in Olanda viene ritenuto valido anche con un’affluenza del 30% ma ha una funzione solo consultiva. Nonostante queste debolezze intrinseche, lo strumento referendario dà la parola all’elettorato col rischio di scombussolare i precari equilibri della politica olandese, abituata ad accordi tra i vari partiti a porte chiuse

Come è successo nel 2016 in occasione del referendum sull’accordo UE-Ucraina che, con un’affluenza del 32%, ha smentito clamorosamente la quasi perfetta unanimità delle forze politiche. Per evitare questa situazione di imbarazzo, il nuovo governo ha in mente di cancellare lo strumento referendario dall’ordinamento olandese.

Per ora non è stato fatto nulla in questa direzione viste anche le differenti posizioni nell’esecutivo e un nuovo referendum è già in vista: si voterà sulla cosiddetta legge “sleepwet” il 21 marzo, in contemporanea con le amministrative. Dopo il non verdetto del concilio di stato però, potrebbe anche essere l’ultimo.