di Massimiliano Sfregola

photo: screenshot assemblea Comites-Simone Billi

Avete presente la differenza tra pubblico e privato? Tra un ente e un’associazione? Tra noi ed io? Più o meno? Ripassiamola al volo: un ente pubblico si occupa e preoccupa di interesse collettivo, un’associazione o un’entità di diritto privato si occupa e preoccupa di ciò che decidono soci o proprietari. La prima deve essere imparziale, agli altri nessuno chiede di esserlo. Giusto? Sembra ovvio. Sembra. Annotate questa premessa.

Qualche settimana fa, il nostro ente inutile preferito (il Comites Olanda) ha tenuto la sua seconda (tragica) riunione: baci, abbracci, stiamo tutti uniti, vicini-vicini (alle elezioni erano tre liste e si dicevano peste e corna. Ora, c’è chi parla di superare maggioranza e minoranza. Ma vabbè, la DC ci ha lasciati 30 anni fa eppure democristiani, noi italiani, lo siamo nel DNA) “che bel taglio di capelli signora”, “ma come parla bene signore”, insomma una scampagnata tra vecchi amici, dove la discussione dei problemi reali viene lasciata, sapientemente, sulla soglia dell’assemblea (reale o virtuale che fosse). Altro che ente. E d’altronde, se con 4 voti presi alle elezioni (800 in totale, divisi per 3 liste, su un elettorato passivo di oltre 40mila) hanno deciso di insediarsi comunque che qualità della rappresentanza potete aspettarvi?

Ma nessuna, che domande. In due mesi, sono riusciti a incartarsi su contratti, traslochi, nomine e siti web (e sono 12, mica uno). A sentirli, pare si sia insediato il Parlamento e a leggerli sembra abbiano approvato una manovra finanziaria. E invece,  è giusto un micro ente con un budget di 10mila (10.000) euro l’anno che nessuno sa a cosa serva, se non a far passare un po’ il tempo a qualcuno e magari offrire anche una spilletta a qualcun altro (presidente, vice presidente, bla, bla): sapete il vizio italo-cattolico di parlare per simboli o per titoli? Tutta pseudo-forma barocca, chiacchiere e pomposità per nascondere l’assenza di rappresentatività, le zero competenze e forse, anche, la zero competenza? Ecco, il Comites la incarna at its best (o worst, se vogliamo)

Fatto sta che alla prima assemblea del nuovo corso, un paio di consigliere hanno evidentemente deciso di togliersi un macigno personale dalla scarpa (a giudicare dal verbale, sembrerebbe proprio un macigno) approfittando della natura condominiale del Comitato. Quelle, probabilmente, chissà da quanto aspettavano sto momento:

Dunque, secondo Prando (pare si tratti di Angela Prando, una signora eletta con Next, la lista che ama 31mag ma che io non ho la fortuna di conoscere) Roberto Ruggieri dovrebbe chiarire i rapporti con Trobia ( Carlo Trobia? Al Comites si dà per scontato che tutti sappiano chi sia Trobia. A proposito: chi è Trobia?) e con Sfregola (questo io so chi è. Ma se è nominato dall’assemblea, deve essere uno importante.) in relazione alle asserzioni in campagna elettorale.

Frase criptica: cosa vuol dire asserzioni? E perchè un consigliere eletto in un Comites dovrebbe spiegare le sue relazioni in un’assemblea pubblica, di un ente -quindi- pagato dallo Stato, i contatti che può avere con Trobia (Trobia chi?) e con Sfregola, che guarda caso dirige un giornale che critica il Comites? O si credono il Congresso americano durante le audizioni sui troll russi, oppure aprire un dibattito in una seduta pubblica contro gli italo- “cattivi” d’Olanda, che evidentemente la signora Prando identifica nel sottoscritto e in questo signor Trobia, davvero è roba da scompisciarsi dal ridere. “Parli male di me”? E io chiedo conto in un’assemblea pubblica, manco fosse la piazza del villaggio.

A proposito delle “asserzioni” (ma che lingua è?): la signora, probabilmente, in vita sua, di giornale ha letto solo Metro e quindi non sa che gli articoli di 31mag sul vecchio Comites e su Next partono da fatti, non da asserzioni. Da fatti che nessuno ha osato contestare fino ad oggi.  

Lo strano contratto con l’ACLI, la Spesa del Cuore elettorale, la gestione da azienda del vecchio Comitato sono tutte questioni di (micro) pubblico interesse, non asserzioni. E invece, una consigliera usa un ente pubblico per una sua rappresaglia personale (personale nella sua testa, perchè non so neanche che faccia abbia sta signora, giuro! Eppure mi odia a morte) e guarda un po’, la presidente fa verbalizzare come se fosse tutto normale. Manco un “consigliera, le due persone nominate non hanno possibilità di replica”, “la sua domanda è inopportuna la cassiamo”, niente. Tutto a posto. Il linciaggio e i processi senza contraddittorio, al Comites, sono nel regolamento (le delibere dell’esecutivo no, ma linciare i “cattivi”, senza che abbiano spazio per una replica, si). Perchè, ad esempio, non si discuta dei rapporti tra l’esecutivo uscente e l’ex presidente della Camera di Commercio di Amsterdam (quello dei titoli, probabilmente, tarocchi) nessuno lo sa.

Ma non basta: pretende anche da Roberto Ruggieri un inginocchiamento sui ceci e magari un mea culpa. Diverse signore e signori del Comites hanno mostrato in passato di avere un senso della democrazia degna di Topolinia o di Sim City e di non aver capito un tubo di come funzionino la stampa e la libertà d’espressione. Ma soprattutto, di non aver capito un tubo di come funzioni il gioco democratico, che vale anche in versione tascabile.

Ora torniamo al teorema iniziale: un ente deve essere imparziale perchè pagato con i soldi pubblici e rivolto all’interesse collettivo, un giornale non deve essere imparziale. Un giornale, il direttore, i giornalisti e qualunque polemista possono dire quello che vogliono, anche con toni duri. Un ente non può dire quello che vuole, non può isolare gli scocciatori e non può dividere la comunità in buoni e cattivi: ossia, tutte cose che il Comites Olanda regolarmente fa. 

Noi, a 31mag, siamo molto duri con il Comitato: personalmente, sono un fermo e convinto sostenitore della necessità di abolirlo, sono convinto si tratti di un baraccone e sono convinto che un ente votato da 10 persone rappresenti una democrazia di qualità infima.  Dovrei vergognarmi per questo? Le critiche sono politiche, sono lecite ed è normale ed ovvio mettere pressione all’ente. Noi non abbiamo mai preso di mira le persone, sempre l’ente o le cariche. Loro, viceversa, usano la gogna personale. L’odio contro il singolo, la demonizzazione o la storpiatura di nomi o titoli: perchè sarei diventato blogger, quando il mio unico lavoro è quello giornalistico? Perchè nell’immaginario della signora Prando, il blogger è evidentemente un gradino inferiore al giornalista. E se anche io sentissi Roberto Ruggieri tutte le sere, al Comites cosa cambierebbe? E’ una società segreta o un circolo del golf? Il Comitato non è imparziale. Anzi, è tutt’altro che neutrale come la legge prescriverebbe. E questo è un serio problema. 31mag non costa un cent a nessuno, il Comites costa denaro pubblico.

Diciamolo chiaramente: quello della signora Prando è un atto di bullismo, praticato approfittando di un micro spazio pubblico con l’aggravante di essere avvenuto senza che nessuno battesse ciglio: un ente non può puntare il dito contro gli antipatici. E il problema non è neanche tanto la signora, che dall’alto dei suoi 98 voti di preferenza, può sedere giusto in un Comites o in un Comitato di quartiere: il problema è la presidente che a quanto si legge dal verbale, ha lasciato fare.

E l’angolo della gogna non è stato appannaggio solo dello show della Prando: anche Cinzia Rossi, altra bomber, eletta con ben 77 voti, consigliera della Lista Unitaria Progressita ha messo del suo: “Quelli che fuori dall’assemblea sputano bile non rendono nessun servizio utile ai cittadini”. 31mag rende un servizio pubblico di gran lunga più utile ed economico di quello del Comites ma noi, a differenza di loro, non abbiamo la presunzione di catechizzare nessuno. E la nostra è critica, non bile: criticare è lecito, non è un peccato, care moraliste della domenica.

Il Comites è ormai il Comitato della morale pubblica. “Propone replica via comunicati stampa”, si legge come proposta operativa. Cinzia Rossi, evidentemente, è un’altra esperta di stampa e comunicazione, formatasi alla scuola di Metro e delle free press; una che la democrazia l’ha imparata giocando a Risiko e a Monopoli. No, i giornali non funzionano cosi; e neanche la democrazia. Alle richieste motivate e di pubblico interesse si risponde sempre, non si replica con i comunicati stampa. Al massimo, si replica con i fatti e magari evitando di darsi a gambe davanti a domande scomode. 

Se queste perle fossero emerse da un loro profilo social, personale o delle loro liste, o da un comunicato, qui nessuno starebbe a perdere tempo: la loro presenza pubblica è nulla e in ogni caso, Prando e Rossi possono provare disgusto per 31mag e per il sottoscritto come credono: hanno diritto alla loro opinione. Ma non hanno diritto di discuterne in un’assemblea pubblica. Quale sarebbe la rilevanza di interesse collettivo dei rapporti tra il sottoscritto e Roberto Ruggieri? 

Inoltre, sarebbe necessario interrogarsi sul perchè, noi italiani, abbiamo la bravura di mandare sempre in vacca i contenuti, concentrandoci solo su antipatie e risentimenti personali, magari verso sconosciuti: forse, proprio per l’incapacità congenita di affrontare i problemi veri, amiamo tanto sollazzarci con il tiro al piccione con le persone.

Discutere di individui e delle loro opinioni, di persone che volente o nolente quell’assemblea pubblica dovrebbe rappresentare in maniera astratta ed anonima è un atto intimidatorio. E lo è ancora di più se avviene in loro assenza.

Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il mio giornale, continueremo a tracciare e documentare l’attività del Comites senza chiedere il permesso a nessuno. E a farlo come riteniamo, tanto nei modi quanto nei metodi, perchè si tratta di un’assemblea pubblica che ha il dovere di rispondere della propria attività, presente e passata.