di Massimiliano Sfregola

photo: streetview

 

Il Comites de l’Aia, in carica da dicembre, si riunirá per la prima volta sabato e stando a verbali e dichiarazioni sui social della Presidente, una delle prioritá dell’ente sará quella di trovare una nuova sede. L’associazione ACLI, infatti, ha dato un preavviso di sfratto al “Consiglio di zona degli italiani nei Paesi Bassi” che a breve dovrà trovare un’altra sistemazione.

Quella domanda che vi state ponendo ora, perché il Comites Paesi Bassi (dell’Aia per l’esattezza) uscente ha messo nel 2015 la sua sede legale ad Utrecht, presso la sede dell’associazione ACLI? Non siete i soli: ce lo siamo chiesto anche noi. Perché? Stando ai verbali, la scelta della sede non fu tanto una scelta: in appena due sedute, si trovarono tutti d’accordo che quella fosse la soluzione migliore e piú conveniente senza, praticamente,  alcuna discussione.

Nessuna “call” pubblica anche ad altre associazioni o enti italiani, nessuna valutazione costi-benefici, nessun ragionamento sul percorso logico seguito (quella cosa chiamata discrezionalità che è ben diversa dall’arbitrio): nulla di tutto ció.”Considerati gli aspetti pratici di gestione della corrispondenza, la soluzione migliore sembra essere quella della sede della riunione odierna”, si legge nel primo verbale, datato aprile 2015.

Eppure, sempre nello stesso verbale, la ex consigliera Marika Viano dice: “suggerisce di sondare la disponibilità della Fondazione Madonna Filippa”. Quindi, un’alternativa, almeno una, era emersa: si tratttava dell’associazione che la stessa consigliera aveva fondato -come si legge dalla sua biografia- ma in ogni caso, era un’alternativa e probabilmente, sarebbe stato interessante leggere a quali condizioni avrebbero potuto ospitare il Comitato.

E invece, nella terza riunione, a maggio 2015, venne annunciato che “Il COMITES, ha sottoscritto con l’Associazione ACLI Olanda (ACLI) un contratto di comodato modale per la nuova sede del COMITES. Il contratto include, oltre all’uso degli spazi, i servizi minimi di segreteria e le spese di manutenzione; Questo a fronte dell’utilizzo dei beni del COMITES da parte delle ACLI assieme al versamento di un importo totale e omnicomprensivo di 150 € (centocinquanta euro) al mese”. Un contratto modale, spiega Altalex “è il contratto con il quale una parte (comodante) consegna all’altra (comodatario) una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. Il comodato è essenzialmente gratuito”.

Questo, tuttavia, gratuito proprio non lo era. Poco o nulla che fossero, i 150e mensili iniziali, diventati poi 250e dal 2017, non sono proprio irrilevanti per un ente che dispone di poco piú di 10mila euro l’anno di budget. Altri Comites, come quello di Madrid o quello di Stoccolma, ad esempio, sono ospitati dall’Ambasciata ma in Olanda, che ci fosse un’Ambasciata, devono averlo dimenticato quando cercavano la sede, se solo a fine 2019, l’allora Ambasciatore aveva proposto loro di trasferirsi all’Aia: “BARONE ricorda l’invito di PERUGINI di spostare le riunioni del COMITES all’Ambasciata (l’Aja). PRAVISANO informa di discussioni circa la possibilita’ di spostare la sede presso gli uffici messi a disposizione dall’Ambasciata a Den Haag. Significherebbe per il COMITES un risparmio annuale dell’affitto di immagazzinamento Shurgard. La riunione 1 2020 dei Comites sará comunque nell’attuale sede, con in programma le operazioni di revisione e l’approvazione del bilancio 2020”, si legge dal verbale. Qualcuno ha mai, seriamente, preso in considerazione l’ipotesi? E cosa ne è stato di quella proposta? Questo non lo sappiamo, nei verbali non c’è traccia.

La domanda, in ogni caso, rimane: davvero un ente che si riunisce sporadicamente, ha bisogno di una sede fissa? E davvero il Comites aveva bisogno di una sede fissa proprio presso l’associazione di appartenenza di almeno due consiglieri e del rappresentante CGIE (il Comites XXL)? E davvero il Comites aveva bisogno di una sede fissa proprio presso l’associazione di riferimento di almeno due consiglieri e del rappresentante CGIE e di pagare a quell’associazione un affitto?

Sono domande lecite anche perché per il magro budget che ha, spendere circa 15-20mila euro (ossia 1/3 del budget stesso) di denaro pubblico per affittare la sede dell’associazione di riferimento di alcuni membri del Comites e del CGIE, utilizzata poco e in presenza di possibili alternative a costo zero, è una scelta che andrebbe , quanto meno, spiegata.

Per capirci qualcosa li abbiamo contattati. La neo Presidente, Barbara Summa, ha risposto con un’osservazione, fondamentale: ” il Comites precedente ha reperito la sede all’interno dell’Acli di Utrecht”. Ok, grazie tante. Diciamo che c’eravamo arrivati anche da soli che il Comites avesse reperito la sede all’interno dell’Acli di Utrecht. Non arriviamo, invece, a capire il perché ma alla seconda mail che abbiamo inviato, la Presidente ha tagliato corto: siamo troppo occupati, non possiamo rispondere. Peccato, perché Paola Cimegotto, consigliera Comites che è parte del nuovo Esecutivo e ha organizzato uno sportello legale proprio presso l’ACLI, era anche nel Comites precedente, quindi lei, probabilmente, una risposta l’avrebbe potuta dare.

Ha accettato di rispondere alle nostre domande Roberto Paletta, Presidente ACLI Utrecht ed ex Tesoriere del Comites. L’alternativa, insomma, era davvero tra ACLI e ACLI? “Il  corrispettivo versato dal precedente Comites per l’utilizzo dei nostri spazi ad Utrecht è di poche centinaia di euro al mese che sul mercato attuale non sarebbero sufficienti ad affittare un locale in regime di antikraak”, dice in risposta alla nostra mail. “Credo si possa affermare che il Comites abbia ottenuto un ottimo vantaggio di condizioni ed un importante risparmio di denaro pubblico“. Probabilmente. Ma potevano esserci anche altre opzioni, addirittura opzioni gratuite. Stando a Paletta, “il nuovo Comites dell’Aja partiva, da zero: non aveva sede, non aveva un conto corrente, non aveva un budget su cui poter appoggiare decisioni di nessun tipo, non aveva un regolamento (tutte incombenze che l’attuale Comites appena eletto non ha avuto, per sua fortuna). C’era una grande urgenza di iniziare a sistemare e pianificare queste questioni” e per questo motivo, la sede ACLI venne offerta per la prima seduta. 

Quanto alla sede di Den Haag gratis, soprattutto vicina all’Ambasciata, Paletta dice che una reale opportunità non si è mai concretizzata. Sappiamo che addirittura l’ex Ambasciatore l’ha promossa ma poi, per qualche ragione oscura, non è mai accaduto. “per il Comites una situazione migliore era praticamente impossibile, per una questione di costi molto piú bassi rispetto a quelli di mercato, per la quantità e qualità dei  servizi ottenuti, per le spese logistiche molto piú contenute rispetto a qualsiasi altra posizione dei Paesi Bassi e per l’assenza di alternative concrete e/o paragonabili”, dice ancora Paletta.

Ma il problema rimane un altro: perché non è mai stato fatto un appello pubblico, quando si cercava una sede? Perché non e’ stato chiesto (dal Comites) anche ad altre associazioni italiane, quanto meno per avere un’analisi comparativa e dimostrare, inequivocabilmente, che quella dell’ACLI fosse la scelta migliore (anche considerando i dubbi che puó sollevare tutta quella vicinanza tra esponenti dell’ACLI stessa e del Comites)? Perché non è stata discussa l’ipotesi di non avere una sede fissa, risparmiando cosi sull’affitto? “Viene difficile valutare costi ed opportunità di una proposta solo attraverso una dichiarazione verbalizzata. Per fare un confronto ci sarebbe stato bisogno che fossero pervenuti dati ed informazioni da analizzare: quanto costa? per quanti anni? c’è possibilità di depositare mobili ed attrezzature? quali sono le condizioni di accesso? Internet ed altri servizi sono inclusi? ci sono attrezzature che si possono utilizzare o dobbiamo acquistarne di nuove? quali altri vantaggi possono essere tenuti in considerazione? ecc ecc. “, conclude Paletta. E in effetti ha ragione. La domanda centrale è perché il vecchio Comites non si sia mai posto queste domande, almeno non in pubblico.