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Mobilità, cosa ci fanno i motorini sulle piste ciclabili?

La legge olandese non distingue tra ciclomotori e biciclette. Ma le cose stanno cambiando



La mobilità ciclabile olandese è un modello d’ispirazione per molti Paesi, europei e non. Ma una delle domande che assilla i nuovi arrivati, come pure le vecchie guardie, è: che c’azzeccano i motorini sulle piste ciclabili?

Eppure la risposta è semplice. Illogica, se volete, ma semplice. La legge olandese distingue radicalmente tra auto e motocicli ma non tra ciclomotori e biciclette. Mentre i primi non sono ammessi sulle ciclabili, i ciclomotori o gli scooter (bromfiets), con cilindrata inferiore a 50cc, vengono considerati al pari delle biciclette e pertanto possono procedere sulle ciclabili, i conducenti non hanno l’obbligo del casco e devono mantenere una velocità inferiore ai 25km/h.

E in genere va bene: motorini e biciclette condividono gli spazi senza troppi disagi. Ma ad Amsterdam le regole le rispettano in pochi: quanti non sono mai stati superati da uno scooter lanciato a tavoletta? Quanti non hanno mai visto un “pizzaboy” fare pericolosi slalom tra corsie e ciclabili?

Non a caso secondo BNdeStem.nl, la maggior parte dei ‘bromfietsers’ di Amsterdam guida ben al di sopra dei limiti consentiti per legge, mentre per il sindacato della bicicletta olandese (Fietsersbond) il 96% dei motorini raggiunge, in alcuni tratti cittadini, i 60 chilometri all’ora.

Negli ultimi anni, poi, il numero di motoristi capitolini è cresciuto in maniera davvero esponenziale, passando da 8125 del 2007 a 25 mila nel 2012. Una vera e propria invasione che in certe strade, e nelle ore di punta, è piuttosto riconoscibile.

Il risultato? Una crescita esponenziale delle collisioni tra ciclisti e ciclomotori. Secondo quanto riportato dal blogger ed esperto di mobilità ciclabile, Mark Wagenbuur, i motorini rappresentano infatti il primo motivo d’insicurezza per i ciclisti e addirittura scoraggerebbero alcune famiglie a lasciar pedalare i bambini da soli.

Anche per questi motivi le Municipalità di Amsterdam, Aja e Utrecht avevano presentato, nel 2013, un esposto alla Tweede Kamer chiedendo alla politica di porre rimedio alla situazione. Tra le proposte vi era, ovviamente, il divieto puro e semplice di circolazione per i motorini sulle corsie ciclabili, assieme all’obbligo del casco.

Ma negli anni, la maggioranza dei liberali non aveva lasciato spazio ad alcun margine di trattativa. Recentemente però e grazie anche alla campagna Stop de Scooteroverlast (letteralmente, “stop al fastidio dei motorini”) lanciata dallo stesso Fietsersbond, il governo ha finalmente aperto le porte alla discussione.

fonte: Fietserbond

fonte: Fietserbond

Secondo le prime indiscrezioni, nel prossimo futuro saranno i singoli Comuni a decidere dove, come e quando vietare l’ingresso ai veicoli a motore nelle piste ciclabili.

Ma le Municipalità e il sindacato dei ciclisti non si sono accontentati del compromesso. Un “federalismo” di questo tipo non stravolge infatti il contenuto della legge esistente, quella che equipara le bici agli scooter, permettendo così ai bromfietsers di prendere comunque una buona parte delle principali ciclabili.

Comuni e Fietsersbond hanno allora annunciato battaglia: la campagna “stop al fastidio dei motorini” continuerà fino a che, alla Camera Bassa, non verrà messa sul tavolo delle trattative una vera e propria revisione del codice della strada.

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