The Netherlands, an outsider's view.

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AMSTERDAM

Il campo delle forche: il macabro passato di Amsterdam-Noord



CoverPic: Het Galgenveld van Amsterdam in 1795 | Author: Gerrit Lamberts | License: public domain

di Chiara Canale

Fino a poco più di due secoli fa, sulla sponda nord dell’Ij, c’era un vero e proprio luna park del macabro: il Galgenveld o campo delle forche di Amsterdam. In quest’area chiamata Volewijck, i cadaveri di coloro che venivano giustiziati in piazza Dam venivano appesi e lasciati al vento e alla pioggia.

Per circa 400 anni questa parte di Amsterdam Noord ha attratto molti visitatori. Forse più allora di adesso, fatta eccezione per i temerari che dondolano sulle altalene in cima alla torre A’DAM o gli appassionati che visitano il museo del cinema Eye.

Al tempo ogni villaggio aveva un campo di forca al proprio ingresso, posto di solito in un luogo collinare, che serviva per rimarcare l’autonomia giuridica di ogni cittadina olandese e non solo.

Il teatro urbano di Amsterdam

Ad Amsterdam i cadaveri appesi ai pali sul campo delle forche – rigorosamente accompagnati dagli oggetti usati per commettere il proprio crimine  – dovevano essere visibili dalla sponda opposta dell’Ij, dove adesso sorge la stazione centrale. Erano un monito per le navi che giungevano al porto, un avviso per i nuovi arrivati: rispettate le regole della città, altrimenti questo è ciò che vi aspetta. Ma era anche una sorta di teatro urbano. Le persone si recavano al campo delle forche per vedere i corpi dei giustiziati, appesi insieme a uno o più oggetti legati al crimine da loro commesso. I genitori vi portavano addirittura i bambini a passeggio per educarli all’obbedienza.

Il Galgenveld nella Veduta a volo di uccello di Cornelis Anthonisz (1544)

Un Koek-en-zopie nel 1779 | License: public domain

A testimoniare la storia del Galgenveld ci sono scritti, mappe e opere d’arte. Una mappa del 1544 mostra, nell’angolo in basso a destra, un minuscolo fazzoletto di terra con alcuni cadaveri penzolanti.

La città di Amsterdam assunse il controllo dell’area nel 1393. Da allora Volewijck ha visto passare navi, cadaveri e curiosi. Negli inverni rigidi, quando l’Ij ghiacciava, la gente poteva raggiungere la sponda nord pattinando, gustando biscotti e zuppe calde in una tenda ambulante (Koek-en-zopie). Un tanfo insostenibile, corvi e ratti rendevano lo spettacolo ancor più horror. Molte illustrazioni testimoniano l’esistenza di un pozzo in pietra decorato con tre colonne. Qui venivano appesi i cadaveri che, una volta decomposti, cadevano all’interno del pozzo.

La casa dei pedaggi

Il pozzo del Galgenveld in un’opera di Anthonie van Borssom (1664)

A pochi passi dal Galgenveld, nel 1662 venne costruita la Tolhuis, letteralmente “casa dei pedaggi”. Essa riscuoteva appunto i pedaggi per il transito delle persone che si muovevano per mezzo di una chiatta verso Purmerend e  le zone circostanti. La Tolhuis divenne presto anche una locanda. Qui, i viaggiatori che arrivavano troppo tardi, e trovavano la città e il porto già chiusi, potevano cenare e pernottare. Con vista sulle forche, naturalmente.

Nel 1795 il campo delle forche venne vietato dalla nuova legislazione di ispirazione francese. Il pozzo in pietra, però, non è mai stato distrutto né rimosso, ma solo coperto da strati di sabbia e nuovi edifici. Secondo uno studio di mappe fatto dal servizio archeologico del Comune, il pozzo dovrebbe trovarsi al di sotto della torre A’DAM, in passato Overhoeks, commissionata dalla Royal Dutch Shell e inaugurata nel 1971.

La triste storia di Elsje dipinta da Rembrandt

Rembrandt, Elsje Christiaens (1664) | License: public domain

Il luogo ha incuriosito e ispirato molti artisti. Rembrandt nel 1664 decise di immortalare una ragazza di 18 anni giustiziata in piazza Dam e poi appesa a un palo sul Galgenveld. Elsje Christiaens era partita dallo Jutland in Danimarca sperando di trovare impiego come domestica ad Amsterdam. Una volta arrivata, aveva trovato un posto letto in una casa sul Damrak.

All’epoca, molte ragazze finivano per alloggiare in case di proprietari di bordelli e spesso venivano obbligate a prostituirsi, se in debito. Elsje aveva promesso di pagare l’affitto una volta trovato lavoro e ricevuta la prima paga. Nonostante l’accordo, però, un giorno la proprietaria si rivolse alla giovane pretendendo il denaro e la minacciò di sequestrare i suoi averi, picchiandola con il manico di una scopa. La giovane si difese a colpi di ascia, uccidendo la donna. Sul disegno di Rembrandt si vede infatti un’ascia penzolare accanto al corpo della ragazza. Il pittore, come scrive Geert Mak in De engel van Amsterdam (1992), “non disegnò nulla dell’ambiente circostante, né il paesaggio né gli altri cadaveri. Disegnò solo lei, in primo piano, il che era insolito per lui. È come se avesse voluto preservare la sua innocenza per l’eternità.”

 

 






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