2016. Castellamare di Stabia, cittadina a trenta chilometri da Napoli. In un’intercapedine della cucina in un casolare spuntano due Van Gogh, rubati ad Amsterdam quattordici anni prima. 

L’abitazione è riconducibile a Raffaele Imperiale, 46 anni, latitante. Inserito nell’elenco dei criminali più pericolosi d’Italia, nessuno sa dove si nasconda. O forse non è proprio così.

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Il padre di Raffaele è un noto costruttore e presidente della Juve Stabia, locale squadra di calcio. Ma soprattutto socio in affari di Renato Raffone, ex reggente del clan D’Alessandro.

Raffaele, detto “Lello” o “Lelluccio Ferrarelle” perchè consegnava vino e acqua minerale a Castellammare, da piccolo è vittima di un misterioso tentativo di rapimento, “miracolosamente” sventato. Non si è mai capito se la famiglia abbia pagato un riscatto. Lello vive comunque scortato per anni. Ma queste oggi sono notizie note.

Quello che si conosce meno è come Lelluccio Ferrarelle sia arrivato a essere uno dei criminali più ricercati e cosa c’entrino i Paesi Bassi. Del resto, i due Van Gogh – capolavori dell’arte usati dalle organizzazioni criminali come bancomat o come garanzie per riscatti e altre operazioni- sono solo uno dei tasselli di una storia molto più articolata.

Dalla Ferrarelle ad Amsterdam

Del periodo olandese di Imperiale hanno scritto nel dettaglio i giornalisti Stan de Jong e Koen Voskuil nel libro Maffia Paradijs. 

Quando nel novembre del 1996 muore Samuele, detto Sami, fratello maggiore di Raffaele e proprietario del coffeeshop Rockland, già Cocky’s Coffeebar all’angolo tra Raadhuisstraat e Singel nel cuore di Amsterdam, Raffaele eredita l’attività.

@Googlestreet

Imperiale vive in un palazzone a Bonhoeffersingel a Osdorp per oltre dieci anni, parla olandese ed eredita anche il ristorante Casa Mia su Overtoom. Ma il coffeeshop rimane l’attività più redditizia: tra il 1999 e il 2002 il giro d’affari s’aggira sui trenta/quaranta chili di marijuana al mese.

Negli stessi anni inizia a collaborare col clan Amato-Pagano, in seguito divenuto noto come clan degli Scissionisti. Dopo la faida di Scampia e Secondigliano, gli Scissionisti si contrappongono al clan Di Lauro e si impongono nei quartieri a nord di Napoli.

L’importante è diversificare

Da Amsterdam Imperiale spedisce cocaina a Napoli, che compra da Rick Van de Bunt detto “il biondo”, punto di contatto con i narcos sudamericani. Un breve ritratto di Vrij Nederland del febbraio 2008 descrive Van de Bunt come un topcrimineel attivo nell’import di pasticche ed eroina.

Ma non è più tempo di acque oligominerali: Raffaele, intanto, è diventato Lello o’ Parente o Zio Lello, un punto di riferimento per gli Scissionisti ad Amsterdam. Imperiale non scommette mai su un solo cavallo: nella capitale olandese incontra e stringe accordi prima con Antonio Orefice e poi con Orelio Amato, diventando attivo anche nel commercio dell’ecstasy. L’importante è diversificare. Due sono le vie d’accesso all’Italia: su gomma direttamente da Amsterdam o via mare attraverso la Spagna fino al porto di Genova.

Imperiale dal 2006 si trasferisce a Madrid dove apre il ristorante La Perla di Napoli. La collaborazione con Van de Bunt dura fino al febbraio del 2008, quando il Biondo viene assassinato a Madrid dove vive. Ma ormai la struttura di narcotraffico internazionale è così ampliata da non poter essere arrestata. Raffaele usa solo telefoni VPN e vive nell’ombra.

Il salto internazionale

Dal 2013 Imperiale lascia l’Europa e per 150.000 euro compra un passaporto di Trinidad e Tobago. L’ “impero” di Imperiale comprende complessi immobiliari in Spagna intestati alla moglie e alla suocera, la Splendour Graft Trading Limited sull’isola inglese di Man, società di investimento a Dubai. 

Nel 2016, dopo un primo mandato d’arresto della polizia spagnola, Imperiale scrive, attraverso il suo avvocato, una lettera al procuratore napoletano Vincenza Marra. Confessa il traffico di droga e consegna parte delle sue proprietà: tredici ville a Terracina, dieci ville a Giugliano, una tenuta a Pianura, i due quadri di Van Gogh – che erano già stati ritrovati grazie alle confessioni del pentito Mario Cerrone, partner di Imperiale – e dieci auto di lusso.

La latitanza dorata a Dubai

Imperiale è stato condannato a 18 anni – poi ridotti a 8 anni per la sua collaborazione – per riciclaggio e traffico di droga. Ma l’estradizione da Dubai non può avere seguito perché l’Italia non ha  un accordo con gli Emirati Arabi Uniti: nell’ordinamento emiratino, infatti, è prevista infatti la pena di morte, cosa che fa sorgere nel governo italiano riserve sulla possibilità di ratificare un accordo.

Da Dubai, dove la famiglia Imperiale alloggia nell’hotel di lusso Burj Al Arab, il boss rilascia interviste alla stampa italiana. Negli ultimi anni, durante la sua latitanza dorata, Imperiale è riuscito ad espandere i suoi contatti. Tra gli altri – l’irlandese Daniel Kinahan, il cileno Richard Riquelme Vega, noto come Rico, e la famiglia calabrese dei Mammoliti – Imperiale è stato anche in contatto con Ridouan Taghi, imputato di spicco nel processo Marengo e possibile mandante dell’omicidio de Vries.

Ma nei Paesi Bassi, al di là di un bel libroqualche articoletto, di tutto questo è meglio non parlarne troppo.