CoverPic@Rob Croes/Anefo | Nationaal Archief | CC 1.0

Con oltre 200.000 abitanti Almere oggi è il centro più popoloso – ma non capoluogo – del Flevoland nei Paesi Bassi. Costruita sull’isola di Flevopolder, la città è divisa in sei parti: Almere Stad, Haven, Buiten, Hout, e Pampus. Città tradizionalmente rossa, per oltre vent’anni Almere, divenuta comune solo nel 1984, è stata guidata dal partito socialdemocratico del lavoro, il PdvA.

Almere è la città più recente dei Paesi Bassi. Il terreno su cui si trova la città, il polder Flevoland meridionale, è stato “rubato” al mare, l’IJsselmeer, in una lunga operazione durata dieci anni, dal 1959 al 1968

Centraal Bureau voor de Statistiek | CC BY-SA 3.0

Pochi conoscono la storia della città ma proprio quest’anno il “Bivak” di Almere celebra il suo 45° anniversario.

Oggi “Bivak” è il nome ufficiale di una via e il nome di un complesso di appartamenti. La storia inizia però il 1° dicembre 1975 quando il Landdrost (curatore fondiario) W.M. Otto consegna la chiave della sua casa mobile a Wim Leeman, impiegato al servizio della polizia.

Il “Bivak” faceva parte di una serie di otto case mobili, in cui erano temporaneamente alloggiati i nuovi residenti. L’alloggio temporaneo, inizialmente previsto per un anno, rimase in piedi fino a luglio 1978.

I piani per la nuova città di Almere si sono concretizzati solo nel 1973. A Lelystad era stato creato un vero e proprio Projektburo (ufficio di pianificazione), con gruppo di giovani urbanisti, sociologi e architetti, chiamati anche “i padri fondatori di Almere”. La supervisione delle attività di costruzione, la messa in sicurezza della diga e il monitoraggio della flora e della fauna sono state assegnate proprio alla polizia nazionale.

La prima “pietra”

Il primo scavo per la prima area residenziale di Almere Haven avvenne nel 1973 e la cerimonia di inizio dei lavori per la costruzione delle prime case, eseguita da Tjerk Westerterp, ministro dei trasporti e dei lavori pubblici, il 30 settembre 1975. Il completamento delle prime case era previsto per l’autunno del 1976.

Il sito per le case mobili era situato lungo la strada di accesso temporanea. Sull’altro lato, c’erano già le caserme con gli uffici del Servizio di Gestione del Polder dell’IJsselmeer (RIJP), ma anche la stazione di polizia, l’ambulatorio medico, il medico generico e una mensa.

Sembra proprio un accampamento militare

Un memorandum datato 15 ottobre 1975 stabiliva il posizionamento di otto case mobili e forniva un piano per la pavimentazione e la finitura del sito. Chiedeva anche: “Avete qualche suggerimento per il nome dell’area?”. La risposta di Wim, il primo residente, non tardò ad arrivare: “Quando guardo i contorni sembra proprio un bivacco, una specie di accampamento militare”.

Il nome “Bivak” viene accettato temporaneamente e il 1° dicembre viene inaugurato. L’alloggio era chiaramente destinato a durare un anno ma prima che l’anno finisse, divenne chiaro che avrebbe avuto vita più lunga.

Lo smantellamento degli alloggi

Lo smantellamento del Bivacco era già stato discusso alla fine del 1976. Il motivo era una questione apparentemente futile: l’abbonamento al Sistema centralizzato delle antenne televisive (CAS).

All’inaugurazione del “Bivak” era previsto un pacchetto gratuito per i residenti con la ricezione limitata di Nederland 1 e Nederland 2, più un canale fiammingo. Ma, alla fine del 1976, il RIJP decise di non estendere l’abbonamento al CAS, a causa del trasferimento dei residenti negli alloggi permanenti. I residenti erano sostenuti dal nuovo Landdrost Han Lammers, che riteneva avessero diritto a un pacchetto di trasmissioni che comprendeva tre canali tedeschi, oltre ai due olandesi.

Il Bivak però, era già stato sgomberato dal RIJP, che aveva già inserito il lotto di terreno su cui si trovavano le case mobili nel piano urbanistico del 1972 che prevedeva un complesso residenziale e uffici.

Alla fine la maggior parte dei residenti accettò una sistemazione permanente ad Almere Haven. I piani del RIJP però non erano chiari e i residenti non avevano fretta di lasciare le loro roulotte.

Durante un incontro con i residenti il Landdrost Han Lammers suggerì che il Bivak sarebbe potuto diventare un “monumento”, un’oasi tra i nuovi edifici ad Almere.

Era chiaro che i residenti non avrebbero accettato la proposta. Il RIJP cercò di convincerli a trasferirsi e offrì varie sistemazioni: una casa galleggiante, un bungalow in stile finlandese, due case vicino al silos Hagevoort su Tjalkweg, case Holborn in pietra (dal nome della società fallita) e infine case popolari. A condizione che i residenti lasciassero l’alloggio, al più tardi, il 1° luglio 1977.

Lo sgombero però, iniziò solo alla fine di aprile del 1978 e, il 3 novembre 1978 venne rimossa l’ultima casa. A poco a poco, gli alloggi vennero smantellati e portati via.

Oggi anche il cartello stradale “Bivak” è scomparso ed è ora appeso nel museo più piccolo di Almere, una stanza della casa di Wim Leeman.