di Alessandro Pirovano

 

Gli studenti belgi in protesta per il clima, quelli olandesi no. O se lo fanno, sono in pochi e arrivano tardi. E’ questo il j‘Accuse che rivolge ai ragazzi e più in generale alla società olandese il corrispondente da Bruxelles del quotidiano britannico The Guardian. I giovani hanno marinato la scuola e sono scesi in strada in Australia, Finlandia, Germania, Irlanda, Svizzera e, soprattutto, in Belgio. Nei vicini Paesi Bassi però, no. Nelle migliori aspettative, anche la prima manifestazione prevista per giovedì 7 vedrà una partecipazione modesta: “tremila” scommettono gli organizzatori mentre a Bruxelles sono arrivate decine di migliaia di persone. E ciò, nonostante l’Olanda sia a rischio: metà del territorio nazionale è sotto il livello del mare  il paese sarà la prima vittima delle conseguenze del riscaldamento globale. “Perché?” si chiede il giornalista del Guardian che stigmatizza tanto le reazioni della politica -“non legittimiamo il marinare la scuola” ha detto Arie Slob, il ministro per l’educazione-  quanto le minacce isteriche di alcuni dirigenti scolastici olandesi.

La politica dell’accordo

“Non sempre funziona ma c’è una relazione tra il governo e le parti sociali” spiega la parlamentare europea Sophie in ‘t Veld del partito olandese D66 “Certamente il governo potrebbe riformare le pensioni dall’alto ma non lo farà. Parlerà con i gruppi di interesse”. La mediazione tra i vertici di gruppi diversi è considerata da sempre la cifra distintiva della politica olandese: “la politica dell’accordo” l’ha definita il politologo Arend Lijphart nell’omonimo libro pubblicato nel 1968.

 

A inaugurare questo approccio consociativo alla politica era stato l’accordo del 1917, la “Grande Pacificazione”, che ha introdotto l’elemento peculiare della vita politica dell’Olanda contemporanea: un sistema proporzionale puro in grado di favorire la rappresentanza degli interessi di tutti i gruppi sociali e politici del paese. E la necessaria predisposizione al compromesso dei loro vertici, capaci di trovare un accordo anche nelle situazioni apparentemente più complesse. Anche quando, come nel caso delle ultime elezioni, formare un governo ha voluto dire accordarsi tra quattro partiti, due medi e gli altri più piccoli, pur di ottenere quel seggio in più necessario per governare. Dai vertici l’attitudine al compromesso e al dialogo ha pervaso l’intero corpo sociale e, complice anche la lungimiranza delle classi dirigenti e una repressione “gentile”, ha permesso di spegnere per tempo gli eventuali focolai di rivolta.

Le proteste (?) in Olanda

Per un paese come l’Olanda nato proprio da una protesta, quella delle sette province protestanti del nord del 1568 contro il potere spagnolo, il record è decisamente negativo: nei Paesi Bassi i movimenti che hanno segnato la cronaca politica degli altri paesi hanno avuto un’eco limitata. O perché l’Olanda è stata in grado di anticiparli in forme diverse, come nel caso della rivolta studentesca divampata in tutto il mondo nel 1968 e arrivata a Amsterdam con il movimento dei Provos di due anni prima, o perché non hanno mai assunto una dimensione duratura e di massa come visto nei paesi vicini. I gillet gialli olandesi sono una caricatura degli omologhi francesi e olandesi, le reazioni alla morte di Mitch Henriquez, il “caso Cucchi” olandese, della polizia sono state invisibili rispetto a quanto accaduto nelle banlieue francesi . Gli spazi sociali sono stati messi fuori legge nel 2010 e presi di mira dalle autorità, senza le mobilitazioni che si sono viste nella vicina Germania.