Alla ICJ, la Corte di  Giustizia ONU con sede all’Aja si insedia un nuovo team legale per il Myanmar, accusato di genocidio contro la popolazione Rohingya.

Il regime militare che guida il paese dopo un coup dello scorso anno, ha recentemente formato un nuovo team legale per difendersi contro le accuse. Il nuovo team sarà guidato dal Ministro degli Esteri birmano U Wunna Maung Lwin, come riportato dal notiziario The Irrawaddy. 

La direttiva della giunta di riorganizzare il comitato legale, precedentemente guidato dal Consigliere di Stato Daw Aung San Suu Kyi, attualmente in detenzione, è stata annunciata in un comunicato pubblicato dalla Myanmar Gazette questo giovedì. 

Tra gli altri componenti del team figurano il Ministro della Finanza e dell’Industria U Win Shein; due tenenti generali in servizio, Yar Pyae e Myo Zaw Thein; il Ministro per la Cooperazione Internazionale U Ko Ko Htut; il Procuratore Generale Daw Thida Oo; il Viceministro degli Esteri U Kyaw Myo Htut; e Daw Khin Oo Hlaing, uno dei sette membri del comitato consultivo del regime. 

In precedenza, a Dicembre del 2019, il Consigliere di Stato Suu Kyi era l’unico incaricato della difesa del paese contro le accuse. 

Il Myanmar è accusato dall’ICJ di aver attuato un genocidio, perpetrato dalla giunta militare nel 2017, ai danni della popolazione Rohingya. Tale repressione militare ha costretto più di 730.000 persone a rifugiarsi nel vicino Bangladesh. 

A seguito della riapertura del caso da parte del Gambia, al governo del Myanmar sono stati concessi tre mesi per rispondere alle accuse di genocidio presso l’ICJ. 

La Corte richiede inoltre al governo di conservare le prove del genocidio e riportare ogni sei mesi alla corte il suo progresso nell’implementare l’ordine, tra le altre misure. 

Successivamente, il 23 Ottobre scorso, il Gambia ha compilato un memoriale di 500 pagine e redatto più di 5000 pagine di materiale in supporto della sua azione legale contro il Myanmar all’ICJ, sostenendo il modo in cui il governo del Myanmar si è reso colpevole di aver commesso un genocidio ai danni dei Rohingya.