“Sono profondamente preoccupata per l’intensificazione degli atti di violenza in Libia nel contesto del conflitto causato dall’avanzata dell’esercito nazionale libico (“LNA”) verso Tripoli, e dai relativi combattimenti contro le forze alleate al governo di accordo nazionale (“GNA”).” dice Fatou Bensouda la Pubblico Ministero della Corte dell’Aja in un comunicato stampa.

“In qualità di Procuratore della Corte penale internazionale (ICC), invito tutte le parti e i gruppi armati coinvolti nei combattimenti a rispettare pienamente le norme del diritto internazionale umanitario”, dice ancora la Bensouda. “Ciò include l’adozione di tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le infrastrutture, comprese scuole, ospedali e centri di detenzione.”

Nel comunicato, la Bensouda ricorda inoltre a tutte le parti che “qualsiasi persona che inciti o commetta tali crimini, anche ordinando, richiedendo, incoraggiando o contribuendo in qualsiasi altro modo alla commissione di reati all’interno della giurisdizione della Corte, sarà soggetto ad azione giudiziaria.”

“La legge è chiara: nel caso in cui i comandanti sapessero o avrebbero dovuto sapere che sono stati commessi dei crimini, e non hanno presotutte le misure necessarie per prevenire o reprimere la loro commissione, possono essere ritenuti individualmente responsabili dal punto di vista penale.”

In seguito al rinvio della situazione della Libia conseguente alla risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (2011), e in conformità con il mio mandato ai sensi dello Statuto di Roma, si legge ancora nel comunicato, l’ufficio sta attualmente esaminando diversi casi in Libia e continua a monitorare attivamente la situazione che si sta sviluppando nel paese.