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L’Ufficio del Procuratore della Corte Penale Internazionale ICC, con sede a l’Aia, conduce esami preliminari, indagini e procedimenti giudiziari sul crimine di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione. Dal 2011 la CPI ha aperto un fascicolo di indagini sulla situazione in Libia, in cui è in atto una guerra civile che sta causando la morte di numerosi civili e in cui si verificano continui crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. L’ICC ha spiccato un mandato darresto per alcune personalità di rilievo nel conflitto accusate di crimini contro l’umanità: tra questi figurano Seif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex primo ministro Muammar Gheddafi, e due militari, Mahmoud al-Werfalli e Al-Tuhamy Mohamed Khaled.

Il 22 giugno 2020 la Procuratrice Fatou Bensouda, in un comunicato stampa, si è detta “profondamente preoccupata” a seguito della scoperta di 11 fosse comuni rinvenute nella città di Tarhuna e nei suoi dintorni in Libia, in seguito alla liberazione dei territori dai militanti di Khalifa Haftar. Nelle fosse comuni sarebbero stati sepolti i corpi di uomini, donne e bambini, e “potrebbero costituire delle prove di crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, ha affermato Bensouda.

La Procuratrice ha richiesto la collaborazione delle autorità libiche “per proteggere e mettere al sicuro questi siti e di assicurarsi che le azioni prese non compromettano le indagini future”. L’ICC gode inoltre del sostegno del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e di tutti i partner che vogliano indagare sui crimini e le atrocità commessi in Libia.

La situazione nel Paese continua ad essere segnata dall’instabilità: attacchi aerei e bombardamento sono all’ordine del giorno; aumenta il numero di armamenti venduto alle autorità libiche; le vittime degli attacchi sono sempre più spesso civili inermi. Si tratta, in quest’ultimo caso, di un crimine di guerra come stabilito dallo Statuto di Roma, il trattato internazionale istitutivo dell’ICC.

“Invito tutte le parti e i gruppi armati coinvolti nella lotta a rispettare pienamente le norme del diritto internazionale umanitario. Ciò include l’adozione di tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le infrastrutture civili, comprese le scuole, le strutture sanitarie e i centri di detenzione”, ha concluso la Procuratrice.