Venerdì, il presidente Joe Biden ha revocato le sanzioni imposte dal suo predecessore, Donald Trump, sugli alti funzionari della Corte penale internazionale (ICC) all’Aia. 

La decisione è in linea con la sua promessa di riportare gli Usa in linea con le istituzione internazionali. Tra le figure mirate dalle sanzioni del Presidente Trump c’era anche la capo procuratrice. La decisione della precedente amminstrazione era un portava un messaggio chiaro ed indirizzato a tutte le istituzioni internazionali.

Il Segretario di stato, Antony Blinken, ha annunciato la decisione. Vengono a seguito di una revisione delle sanzione in cui sono state aggiudicate “inappropriate e inefficaci.”

Perché c’erano delle sanzioni?

L’amministrazione Trump aveva imposto sanzioni finanziarie e un divieto d’accesso ai visti Usa sulla capo procuratrice, Fatou Bensouda. Infatti, le sanzioni erano in risposta all’avvio di un’indagine su presunti crimini di guerra da parte delle forze americane in Afghanistan.

Inoltre, l’ICC ha deciso anche di aprire un’indagine sui presunti crimini di guerra commessi nel territorio palestinese. Questa indagine interessa soprattutto lo Stato israeliano, un alleato americano.

Irritato dall’apertura di queste due indagine, l’ex Segretario di stato, Mike Pompeo, ha denigrato la Corte, chiamandola un “Tribunale clandestino”. In più, ha accusato l’ICC di aver violato la sovranità nazionale degli Stati Uniti.

Le sanzioni finanziarie toccavano anche Phakiso Mochochoko, capo dell’ufficio Giurisdizioni, complementarietà e cooperazione dell’ICC. Altri funzionari ancora sono stati bloccati dall’accesso a visti americani.

Tuttavia, venerdì, Biden ha revocato l’ordine esecutivo usato da Trump per stabilire le sanzioni. Da ieri, tutte le sanzioni e divieti d’accesso ai visti sono stati sollevati.

Detto ciò, il presidente ha chiarito che gli Usa continueranno a “proteggere rigorosamente il personale, passato e presente, statunitense” da qualsiasi tipo di indagine dell’ICC.

Un passo verso la cooperazione

Blinken ha comunicato che gli Stati Uniti rimangono in “forte disaccordo” con le mosse dell’ICC sui casi Afghanistan e Palestina.

“Crediamo, tuttavia, che i nostri quesiti su questi casi andrebbero chiariti molto meglio tramite il dialogo con tutti gli interessati nel processo dell’ICC, anziché tramite l’uso delle sanzioni.”

Un portavoce per l’ICC ha detto che la Corte e suo organo direttivo, Assemblea degli Stati membri, hanno accolto positivamente la decisione.

Silvia Fernandez de Gurmendi, Presidente dell’Assemblea, ha espresso la sua speranza che la decisione “segnali l’inizio di una nuova fase nella lotta comune contro l’impuità” per i crimini di guerra.

La revoca delle sanzioni contribuerà al “rafforzamento del lavoro della Corte e, più generalmente, alla promozione di un’ordine internazionale basato sulle norme,” ha detto.

Usa e ICC

Gli Stati Uniti non sono uno Stato membro della Corte. Infatti, non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma che ha stabilito la Corte.

Le amministrazioni del partito Democratico appoggiano di più l’ICC. Eppure, c’è comunque poca possibilità che gli USA entreranno a fare parte della Corte. Questo è dovuto all’opposizione feroce del partito Repubblicano.

Nel 2002, il Congresso americano ha passato una legge autorizzando l’uso della forza militare per liberare cittadini statunitensi detenuti dall’ICC. Infatti, questa legge teoricamente dà al presidente l’autorità di invadere un alleato NATO, i Paesi Bassi.