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Sulla storia del nazismo, dalla fine della guerra a oggi, si sono accumulati centinaia di libri, film, interviste. Reduci, vittime e carnefici hanno tentato di capire o di spiegare; riaffiorano però sempre cose nuove e tutte orride. Jonathan Petropoulos, nel suo nuovo libro, intitolato “Goering’s Man in Paris: The Story of a Nazi Art Plunderer and His World“, fa luce sulla storia semi-sconosciuta di Bruno Lohse, il mercante d’arte di Goering. 

Sfacciato e ambizioso, Lohse aveva “abbagliato” Goering con la sua conoscenza della pittura olandese del XVII secolo al loro primo incontro il 3 marzo 1941. Durante la Seconda guerra mondiale, Lohse divenne il principale saccheggiatore d’arte a Parigi per conto di Goering, aiutando il gerarca nazista ad accumulare una vasta collezione di opere d’arte saccheggiate. Durante la guerra, Goering si vantava di possedere la più grande collezione d’arte privata in Europa, e della sua sfrenata e immorale passione artistica abbiamo parlato a proposito dell’inganno che subì dal famoso falsario Han van Meegeren. 

Per Goering, Lohse rappresentava un cambiamento rispetto ai lacchè che di solito lo circondavano. Per l’élite nazista, era meglio conosciuto come il “segugio” personale di Goering. Sempre intento a soddisfare l’insaziabile appetito del suo capo per i più grandi tesori del mondo, scrive Jonathan Petropoulos.

L’uomo di Goering a Parigi: Van Gogh e Rembrant cadono nelle mani dei nazisti

Goering era un collezionista ossessivo, amante dei vecchi maestri e dei paesaggi nordici, la cui brama d’arte divenne ancora più frenetica dopo che i nazisti invasero la Francia nell’estate del 1940. Aveva già acquisito alcuni dei più grandi tesori in Olanda, Cecoslovacchia e Polonia, ma la Francia offriva le maggiori tentazioni.

Lohse raccolse i dipinti più preziosi che erano stati rubati ai collezionisti ebrei e li mise ostentatamente davanti a Goering durante le sue visite al Jeu de Paume, che all’epoca era usato come magazzino per l’arte rubata.

Sebbene Lohse sapesse di dover riservare i tesori più importanti per la collezione privata di Adolf Hitler, anche Goering ottenne le migliori scelte durante le sue 20 visite al museo francese. Grazie a Lohse, Goering caricò il suo treno privato con il “Pont de Langlois” di Van Gogh nel 1941 e ottenne il “Ragazzo col berretto rosso” di Rembrandt. Entrambi i dipinti furono rubati dalla famiglia bancaria Rothschild, che fuggì dalla Francia dopo che i nazisti presero d’assalto Parigi.

Un’unità nazista d’élite fu incaricata di saccheggiare le case degli ebrei, sequestrando l’arte direttamente dalle pareti. Ma, preoccupato che i delinquenti non apprezzassero l’arte e danneggiassero alcune delle opere più preziose nel processo, Lohse si offriva regolarmente volontario per quelle violente sortite notturne. Armato di una lettera di presentazione di Goering che gli dava carta bianca con i funzionari nazisti, Lohse sceglieva i quadri per il suo capo mentre molte famiglie venivano picchiate e costrette a lasciare le loro case, prima di essere spedite alla morte ad Auschwitz.

Ma, secondo Petropoulos, Lohse ha sostenuto che l’Olocausto non è mai accaduto. Questa amnesia selettiva è avvenuta solo dopo la guerra, quando stava cercando di evitare di andare in prigione, scrive Petropoulos, che ha parlato con Lohse numerose volte per il suo libro.

Nel 1943, durante il culmine delle atrocità, Lohse era “un uomo senza scrupoli” che una volta si era vantato con un ufficiale dell’esercito tedesco di aver partecipato personalmente ad atti violenti. Disse che aveva ucciso degli ebrei. A “mani nude”.

L’arte saccheggiata venne salvata dalla Resistenza, ma Lohse non ha mai pagato per i crimini commessi

Mentre Goering e Lohse sorseggiavano champagne e chiacchieravano di arte, la curatrice francese e membro della Resistenza Rose Valland spiava i movimenti di Lohse e teneva una lista segreta di tutta l’arte – 30.000 opere in totale – che i nazisti avevano saccheggiato in Francia. Goering, nel frattempo, aveva accumulato personalmente 4.263 dipinti e altri oggetti in Europa, compresi capolavori di Botticelli, Rubens e Monet.

In tutto, “i tedeschi avevano preso un terzo dell’arte privata in Francia“, ha detto Valland agli investigatori.

Alla fine della guerra, Lohse fu arrestato per i suoi legami con il partito nazista e trascorse diversi anni nelle prigioni in Germania e Francia. Ma non fu mai condannato per il suo ruolo nel furto d’arte. A Norimberga, gli alleati erano più interessati ai nazisti di alto livello che avevano organizzato e partecipato all’omicidio di massa di milioni di ebrei. Goering fu condannato per crimini di guerra, incluso il saccheggio di opere d’arte, e condannato all’impiccagione. Si suicidò nel 1946 ingerendo una capsula di cianuro di potassio che era stata contrabbandata nella sua cella.

Nel 1950, Lohse fu assolto per il saccheggio delle opere d’arte, e in seguito si stabilì a Monaco di Baviera, dove fece rivivere le sue connessioni con il mondo dell’arte nazista. Continuò a comprare e vendere arte rubata e impilò la sua collezione privata con opere di Monet, Sisley e Renoir. Secondo Petropoulos, l’arte era conservata nel caveau di una banca svizzera e sulle pareti del suo modesto appartamento.

Dopo la guerra, cosa n’è stato del “segugio d’arte” di Goering

Non solo Lohse riuscì a ricostruire la sua carriera dopo la guerra, ma estese i suoi affari loschi agli Stati Uniti. Non si fece scrupoli a cercare Theodore Rousseau, un curatore d’arte e vice direttore del Metropolitan Museum of Art, che aveva interrogato Lohse quando fu catturato alla fine della guerra.

Rousseau aveva fatto parte dei Monuments Men, un’unità militare statunitense incaricata di salvare l’arte europea dai nazisti, sulle vicissitudini dei quali è stato anche tratto un film. Secondo Petropoulos, i due amanti dell’arte divennero rapidamente amici. Anche se Lohse rimase su una lista di crimini di guerra delle Nazioni Unite per la maggior parte della sua vita, viaggiò spesso a New York negli anni ’50 e ’60 e soggiornò all’elegante Hotel St. Moritz su Central Park South e cenò con Rousseau nei migliori ristoranti francesi della città. Rousseau si recava anche a Monaco per vedere Lohse, e i due si ritiravano spesso nella casa di campagna di Lohse, rimanendo alzati fino a tardi per bere vino e discutere di arte, sostiene Petropoulos.

Lohse ha trasformato la sua carriera artistica del dopoguerra in una macchina del profitto, vendendo arte con provenienza sospetta attraverso una serie di intermediari, come il suo avvocato svizzero Frederic Schoni e la galleria Wildenstein di New York, secondo Petropoulos.

“Lohse negli anni ’50 si è spostato ad un nuovo livello”, ha dichiarato Petropoulos. “Era stato un piccolo commerciante a Berlino prima della guerra, e ora stava offrendo quadri di artisti del calibro di Botticelli e Cezanne. Operare nell’ombra era molto redditizio per lui”.

Il mondo dell’arte, regno del bieco opportunismo e della memoria corta

A testimonianza dell’opportunismo che segnò il mondo dell’arte dopo la guerra, Rousseau e Lohse partirono per una delle loro escursioni di compravendita d’arte a New York City in una Bentley di proprietà di David David-Weill. David-Weill era il presidente della banca Lazard Freres e faceva parte di una famiglia di banchieri ebrei francesi a cui Lohse aveva rubato decine di quadri quando era l’uomo di Goering a Parigi.

Nel frattempo, dozzine di dipinti che Lohse ha maneggiato hanno probabilmente fatto la loro strada verso i musei di New York, secondo Petropoulos. Quando l’autore ha chiesto al Metropolitan Museum of Art di controllare i loro registri di provenienza per Lohse nel corso della sua ricerca, niente è venuto fuori con il suo nome o quello del suo avvocato svizzero, ha dichiarato. Molti degli archivi su Rousseau sono chiusi ai ricercatori fino al 2050, ha aggiunto Petropoulos.

Lohse è morto a Monaco nel 2007, all’età di 96 anni. Dei 40 dipinti che ha lasciato dopo la sua morte, solo uno – “Le Quais Malaquais, Printemps” di Camille Pissarro – è stato restituito agli eredi dei proprietari originali con l’aiuto di Petropoulos. Nel 2009, il dipinto è stato venduto ad un’asta di New York per poco meno di 2 milioni di dollari.