Il numero di iscritti ai grandi partiti olandesi è in vertiginoso declino e il finanziamento pubblico, legato soprattutto al numero di tessere, rischia di mandare presto in tilt il sistema organizzativo. A dare l’allarme sono i vertici di Pvda, VVD e CDA, le tre formazioni protagoniste della scena politica del dopoguerra. Secondo NOS, i tre partiti avrebbero già avuto colloqui con il ministro dell’interno per proporre una modifica all’attuale sistema di ripartizione dei fondi; a detta loro, il meccanismo attuale, che premia su base proporzionale i partiti con più iscritti e seggi, rischierebbe in un futuro prossimo di renderne del tutto ingestibile il funzionamento. Il calo di contributi dai militanti e quello del numero di scranni in parlamento ha colpito con maggiore durezza le formazioni tradizionali che hanno visto crollare il numero di tessere. I cristiano-democratici del CDA, ad esempio, il partito con più iscritti ha visto in 30 anni il crollo a un terzo del numero di militanti, passati da 140mila negli anni ’80 a 40mila oggi. Anche laburisti e liberali hanno visto dimezzarsi il sostegno della base. Bart van Meijl, tesoriere del CDA, ha detto al Volkskrant che il contributo pubblico sulla base del numero di iscritti, che nel 2015 ammontava a 1,9 milioni di euro, sarebbe cruciale per garantire la formazione della classe dirigente e un lavoro costante sul territorio. Già ora, i partiti fanno ampio uso di volontari per le loro attività ma presto potrebbe non essere più sufficiente. La proposta sul tavolo è di aumentare la quota fissa del contributo, riducendo quella variabile sul numero di iscritti e di seggi, un’alternativa che favorirebbe i grandi partiti, colpiti maggiormente rispetto alle formazioni minori e a quelle radicali dal calo di consensi. I socialisti dell’SP si sono detti contrari ad una riforma del sistema.