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I tanti “volti” della pittura di Rubens

Peter Paul Rubens, Public domain, via Wikimedia Commons

Nico Van Hout, curatore responsabile per la pittura del XVII secolo al Museo Reale delle Belle Arti di Anversa, in un nuovo volume del Corpus Rubenianum Ludwig Burchard, cataloga 136 volti ed esplora l’uso della “testa” nella pittura di Peter Paul Rubens e dei suoi allievi.

Il volume di chiama Study Heads, un’opera rivelatrice del metodo di lavoro del maestro barocco. Oltre a lavorare velocemente Rubens prestava molta attenzione alla preparazione delle tele.

Un tronie o “studio di testa” era un tipo di pittura che veniva utilizzato per dipingere scene molto ricche e complesse. In generale, le teste venivano dipinte senza motivo particolare oppure per studio. In quest’ultimo caso venivano studiate le tonalità della pelle nei volti umani.

Per allenamento e precisione, la stessa testa veniva dipinta da molteplici angolazioni. E molto spesso l’identità delle teste era irrilevante:

per un’Adorazione, per esempio, Rubens aveva bisogno di tipi diversi per rappresentare i pastori. Non potevano essere tutti uguali. C’erano volti che guardavano in alto, in basso, a sinistra o a destra. Nel noto Studio della testa di un uomo africano del museo di Bruxelles [Beaux-Arts], la stessa figura è rappresentata quattro volte in modo diverso.

Le teste servivano per essere in qualche modo archiviate e utilizzate nei diversi dipinti, dove servivano. Potevano essere usate in contesti diversi, magari associate a corpi e costumi diversi o con un’acconciatura differente. Alcune di queste “study heads”, secondo Van Hout, sono state scelte anche più di dieci volte. In questo modo Rubens e i suoi assistenti potevano lavorare a un ritmo elevatissimo.

Un metodo imperfetto ma infallibile

Tale metodo non era sempre garanzia di  successo. A volte le dimensioni o le proporzioni non erano del tutto esatte.

Questo veniva risolto facendo i capelli un po’ più lunghi – ricorda Van Hout – Rubens era uno specialista in questo. Era il re dell’imperfezione e se la cavava con tutto

Tale modus operandi ha continuato a essere portato avanti anche dopo la morte di Rubens. Alcune delle teste, inoltre, sono ora esposte singolarmente in vari musei. Una delle teste di donna che ora è a Besançon, per esempio, è compatibile con un’altra che si trova a Brescia. Le due teste, seppur separate, potrebbero essere riunite come pezzi di un puzzle.

Le “study heads” di Rubens hanno svelato negli anni la straordinaria capacità di osservazione dell’artista.

 

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