Due agenti dei servizi segreti olandesi hanno portato alla luce prove sostanziali sul modo in cui un gruppo di hacker russi si sarebbero infiltrati nel team della Casa Bianca ai tempi dell’amministrazione Obama, dicono NOS e Volkskrant.

Le prove sono nelle mani di un team olandese di cyberdifesa che ha ottenuto l’accesso ai sistemi del gruppo hacker “Cozy Bear”, tra cui una telecamera di sicurezza che consentiva al team olandese di mantenere anche sorveglianza visiva sugli hacker.

Le informazioni raccolte dalla Joint Sigint Cyber ​​Unit olandese (JSCU) sono state consegnate all’NSA, alla CIA e all’FBI e sono tra le fonti principali dell’inchiesta che sta esaminando l’ingerenza russa nella campagna elettorale per le presidenziali del 2016.

La JSCU, composta da membri delle agenzie di intelligence AIVD e MIVD, ha tenuto d’occhio Cozy Bear tra i 12 e i 30 mesi.

Stando alla stampa olandese tutto sarebbe iniziato nel 2014  dopo i fatti del volo MH17: gli hacker istituzionali olandesi stavano cercando prove del coinvolgimento russo nella tragedia quando scoprirono l’esistenza di  un gruppo di hacker d’elite con sede a Mosca che lavora in un campus universitario nei pressi della piazza Rossa. A novembre dello stesso anno, la JSCU si era infiltrata nella rete russa e aveva avuto accesso alla webcam cercando di raccogliere prove che la Russia era coinvolta direttamente in un massiccio attacco informatico contro gli Stati Uniti.

Cozy Bear, in alternativa noto come “The Dukes” e “APT29”, è ritenuto responsabile anche dei tentativi di hacking nei Paesi Bassi, afferma il rapporto di NOS / Volkskrant.

La JSCU non è più in grado di monitorare Cozy Bear e la stampa olandese riferisce fonti dei servizi che punterebbero il dito contro gli americani. Dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, dicono, l’intelligence olandese è riluttante a condividere informazioni con gli States.