Il governo olandese reagirà al “no” del referendum sull’Ucraina della settimana scorsa e sta decidendo come procedere, entro settembre al massimo, ha scritto il ministro degli affari esteri Bert Koenders in una lettera al Parlamento.

I risultati del referendum sull’accordo di associazione tra EU e Ucraina hanno messo pressione al governo che deve riconsiderare la sua posizione, sebbene i risultati non siano vincolanti.

Secondo Koenders, il risultato non è quello che speravano e il “no” mette il governo in una posizione nuova, ancora non esplorata

Mercoledì, appena dopo le previsioni dei risultati che hanno evidenziato un gran numero di astenuti, il primo ministro Mark Rutte ha affermato che il risultato non sarà ignorato e che il governo si prenderà il tempo di discutere su come procedere.

La domanda è: quanto farà la differenza? I Paesi Bassi sono l’unico dei 28 Paesi membri dell’UE che non hanno ancora ratificato l’accordo. E la Commissione Europea ha già fatto sapere che i risultati del referendum non avranno effetto sull’accordo stesso – che è già stato firmato e adottato all’unanimità dai capi di governo di tutti i paesi membri dell’UE, e il “no” olandese non cambierà quanto deciso, ha detto un portavoce della Commissione Europea.

Mercoledi sera, intanto, la discussione sul tema in parlamento non ha prodotto risultati: il pemier Mark Rutte chiede tempo, mentre le opposizioni vogliono conoscere al più presto la linea del governo.

L’esecutivo è spaccato sul tema: se il Pvda insiste sull’impossibilità di ignorare il risultato, il VVD si preoccupa delle conseguenze politiche ed economiche. Qualora l’Olanda non ratificasse l’accordo, le aziende dei Paesi Bassi si troverebbero, unico paese nell’UE, a dover ancora pagare i dazi per le merci da importare in Ucraina.

Rutte ripete che la complessità dell’accordo richiede uno scambio di vedute con Brussel per capire quale aggiustamento può essere effettuato per assecondare le richieste olandesi. Di compromessi, tuttavia, non vogliono sentire i supporter del no e chiedono venga rispettato il volere degli elettori.

L’UE dal canto suo, ritiene la grana olandese come un problema secondario rispetto al rischio del Brexit di giugno.