Secondo la teoria del complotto lunare le missioni del programma Apollo non solo non avrebbero mai trasportato alcun astronauta sulla Luna, ma l’intera operazione sarebbe stata creata a tavolino dalla Nasa per mettere pressione sul nemico sovietico.

Ancora nel 2015 un funzionario russo ha messo in dubbio i primi sbarchi americani sulla luna. Vladimir Markin, l’allora portavoce della Commissione Investigativa della Federazione Russa, minacciava un’indagine russa sui reperti delle missioni lunari Apollo 11 (1969) e Apollo 17 (1972). Filmati originali e frammenti di materiale roccioso sarebbero risultati, secondo Markin, misteriosamente scomparsi.

Saluti dalla Luna

Ma al di là della guerra fredda a suon di smentite e ritorsioni, è la vera storia delle rocce di Luna donate da Richard Nixon, nel corso degli anni Settanta, a 130 paesi esteri ad essere carica di misteri.

Ne sanno qualcosa al Rijksmuseum di Amsterdam, dove tra i capolavori d’arte fiamminga arrivò, nel 1992, un “pezzettino” appartenuto all’ex-Ministro di Stato Willem Drees: i frammenti di pietra lunare, grandi come chicchi di riso, facevano parte di una targa commemorativa consegnata allo statista il 9 ottobre 1969, in occasione della visita nei Paesi Bassi degli astronauti dell’Apollo 11.

Il falso al Rijksmuseum

Ma quando nel 2009 Xandra van Gelder, l’allora caporedattrice del Rijksmuseummagazine Oog, coordinò un’indagine sulla provenienza del frammento, si scoprì che si trattava invece di un clamoroso falso: nella targa c’era un pezzo di legno fossile del Triassico proveniente dell’Arizona, secondo le analisi e quanto riportato poi dai maggiori quotidiani nazionali.

Un mistero, quello del sassolino di Drees, che ancora oggi rimane irrisolto. Il nipote di Drees ha ipotizzato che suo nonno, all’epoca della visita quasi sordo e cieco, abbia avuto l’impressione errata che la “roccia lunare” ricevuta provenisse dalla missione Apollo 11.

Hallo, America?

Quando la “roccia lunare” di Drees è stata ricevuta dal Rijksmuseum nel 1992, il museo ha telefonato alla NASA per verificarne la provenienza: al telefono, senza vedere il pezzo, gli è stato detto che era “possibile” che fosse una roccia lunare.

Comunque sia, la finta roccia lunare è rimasta esposta al Rijksmuseum, sebbene con un premio assicurativo molto minore rispetto ai 500 000 dollari iniziali.

Magari anche su questa, e gli altri 270 frammenti donati dagli Stati Uniti a capi di stato esteri, i russi potrebbero decidere di riaprire le indagini.