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Il fatto che la Germania riconosca di aver commesso un genocidio in Namibia è una lezione per il Suriname, scrive Armand Zunder, economista e direttore dell’Istituto per la ricerca sul genocidio e i risarcimenti (Het Kennisinstituut voor Onderzoek naar Genocide en Reparaties) su Het Parool. Anche i Paesi Bassi dovrebbero ammettere i propri misfatti.

I negoziati per “curare le ferite della violenza storica” tra Namibia e Germania sono stati proficui: l’ex colonia riceverà 1,1 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. L’ha annunciato il 28 maggio il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas.

L’importo sarà pagato per il genocidio compiuto dai tedeschi e soprattutto dai soldati tedeschi tra il 1904 e il 1908 tra gli Herero e i Nama, due popoli namibiani. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini furono torturati, assassinati o portati nel deserto del Kalahari a morire di fame.

Le Nazioni Unite avevano riconosciuto questo genocidio già nel 1985, ma i tedeschi hanno impiegato decenni per parlare dei crimini commessi. Per anni quanto commesso in Namibia è stato bollato “eventi” dell’epoca coloniale. La recente dichiarazione tedesca non comprendeva ancora le parole “risarcimenti” e “indennizzi”.

Di conseguenza, il portavoce del capo di stato della Namibia ha risposto: “Consideriamo la dichiarazione come un primo passo verso la giusta direzione. È la base per il passo successivo e cioè porgere delle scuse seguite da risarcimenti”.

L’impegno di 1,1 miliardi di euro è quindi visto dalle autorità namibiane come un gesto, ma i risarcimenti devono ancora arrivare.

I crimini olandesi in Suriname

Il Suriname può trarre una lezione da questo caso. Gli antenati degli attuali olandesi hanno commesso crimini contro l’umanità per un periodo molto più lungo, tra il 1667 e il 1939: dal cosiddetto Secolo d’Oro alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. La sottrazione di terre, le orrende torture, il genocidio di indigeni e africani, lo sfruttamento, il saccheggio, la tratta degli schiavi, manodopera a basso costo, il confinamento forzato nell’istituto psichiatrico di Wolffenbüttel e l’esilio erano i metodi utilizzati in epoca coloniale. Nel frattempo i commercianti olandesi importavano beni e merci dal Suriname ai Paesi Bassi per un valore stimato in 125 miliardi di euro.

Dal 1683 al 1873 gli olandesi fecero lavorare gli africani nelle piantagioni in condizioni disumane, ogni giorno, per dieci ore o più, senza mai pagarli. Un recente calcolo del Kennisinstituut voor Onderzoek naar Genocide en Reparaties (Istituto per la ricerca sul genocidio e i risarcimenti) ha dimostrato che il valore attuale dei salari non pagati alla fine del 2016 ammontava a più di 25 miliardi di euro. Per l’esattezza 25.312.643.821 euro.

Dolore e ingiustizia

Seguendo l’esempio del popolo e del governo namibiano, i capi di stato e di governo dei Caraibi dovranno sollecitare con più forza i governi degli ex occupanti dei loro territori, per rimediare alla sofferenza, al dolore e all’ingiustizia dell’epoca coloniale, scrive ancora Zunder.

La comunità caraibica Caricom, paragonabile all’Unione Europea, ha già inviato nel 2014 a vari governi delle lettere al riguardo tra cui quello olandese. È in preparazione una lettera di richiamo da parte dei capi di governo del Caricom, e anche il Suriname, come stato membro, dovrà agire.

La storia della schiavitù e l’epoca coloniale olandese non sono lontane; le conseguenze sono ancora chiaramente visibili nella nostra società. Il governo del Suriname dovrà innanzitutto rendersi conto che non esiste assolutamente un passato storico condiviso con gli occupanti coloniali olandesi. Quell’epoca riguardava la sottrazione di terre, la schiavitù, il genocidio, lo sfruttamento e il saccheggio economico. Per questa condotta i capi di governo e di stato dei Caraibi esigono scuse e risarcimenti dai nove paesi ex-coloniali. È tempo che i governi olandese e surinamese comincino a parlare di risarcimenti e indennizzi.