CoverPic@Pixabay

Arthur Brand, specializzato nel ritrovamento di opere d’arte false o rubate, è ormai una star nei Paesi Bassi e non solo. Prima che diventasse universalmente noto come l’Indiana Jones olandese, l’avevamo intervistato proprio a proposito del tesoro perduto di Hitler.

Oggi Brand affida a un libro la storia degli Schreitende Pferde (cavalli rampanti) di Hitler, quando sotto copertura scopre un mondo terrificante governato da neonazisti ed ex agenti del KGB. Un mondo parallelo dove i cimeli del Terzo Reich vengono venduti per milioni di dollari. Con una trama degna del miglior Le Carré, Hitler’s Horses è un’emozionante ricostruzione di uno dei più misteriosi ritrovamenti della storia.

A caccia delle sculture preferite del Führer

Chiacchierando con Michel van Rijn, uno degli uomini più pericolosi nel sottobosco della vendita delle opere d’arte, Brand viene a sapere che è emerso un indizio che potrebbe risolvere uno dei misteri della Seconda Guerra Mondiale: cosa è successo veramente alla statua preferita di Hitler, scomparsa durante il bombardamento di Berlino. Cavalli rampanti, due gigantesche sculture di bronzo alte diversi metri, sono opere dello scultore preferito di Adolf Hitler, Josef Thorak, ed erano state scelte per abbellire l’ingresso della sontuosa Cancelleria del Führer. Probabilmente l’ultima cosa che lo stesso Hitler abbia visto prima di scendere nel bunker e suicidarsi.

Van Rijn ha ricevuto una strana proposta da un certo Steven che lavora per una famiglia nota per le sue simpatie nazista, desiderosa solo di incassare sul mercato nero: trovare un compratore per i cavalli ma crede che quelli messi in vendita siano dei falsi. Gli originali sono stati distrutti insieme a gran parte dell’edificio nei bombardamenti che hanno preceduto la caduta di Berlino, o nella successiva demolizione delle rovine da parte delle forze di occupazione russe. E chiede l’aiuto di Brand.

Da qui parte una storia che coinvolge organizzazioni filonaziste dagli improbabili nomi –  Stille Hilfe (“Assistenza silenziosa”) e l’Ordine di Alessandro. Ma anche l’esercito russo, la Stasi della Germania dell’Est, il contrabbando transfrontaliero, mazzette, una telecamera nascosta in un bottone del cappotto, giornalisti a caccia di scoop, un carro armato privato e i Cavalieri Templari, anche se poi si scopre che si tratta di un malinteso.

Non è certo uno spoiler rivelare che gli enormi cavalli di bronzo si rivelano essere gli originali e alla fine vengono recuperati, insieme a diverse altre figure giganti realizzate dai tre migliori scultori approvati dai nazisti dell’epoca.

Una vicenda che finirà molto presto anche al cinema.