Aquilo, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il numero di focolai  nelle scuole secondarie è in aumento, ma il governo tarda ad adottare misure e le scuole rimangono aperte, dice NOS. Provvedimenti dovrebbero essere introdotti anche nelle scuole, si chiede il portale della tv pubblica?

“All’inizio dell’anno scolastico, i tassi di contagio tra gli studenti erano ancora al di sotto della media nazionale, ma ora sono al di sopra”, ha detto l’epidemiologa e pediatra Patricia Bruijning dell’UMC Utrecht a Nieuwsuur. “Questo perché sono state prese misure in molti settori a settembre e ottobre, ma non abbiamo fatto nulla nelle scuole. Se vogliamo abbassare il valore r, dovremmo pensare anche alle scuole”.

La politica del governo prevede test solo in caso di sintomi: secondo Bruijning,  al momento, le informazioni sulle scuole sono insufficienti: gli adolescenti, di solito, non mostrano sintomi oppure ne mostrano in forma leggera. Per questo, non abbiamo molte informazioni su di loro: “Non sappiamo davvero in che misura gli studenti contribuiscano alla diffusione del virus”.

L’epidemiologa sostiene l’utilizzo di test rapidi nelle scuole, ad esempio in caso di focolaio in una classe. “È quindi possibile isolare brevemente i bambini contagiati e consentire che le lezioni vadano avanti. Un’altra strategia è testare la scuola intera: dobbiamo esaminare attentamente ciò che è fattibile. Ad esempio, insegnare temporaneamente online se ci sono più infezioni in una classe”.