Nel parlamento olandese non ci sono neri; nonostante le proteste di BLM e il movimento Kick Out Zwarte Piet, nessun cittadino dei Paesi Bassi di origine surinamese, antillana o africana siede nel Parlamento de l’Aia. Il portale del quotidiano Trouw ha cercato di approfondire la questione, intervistando alcuni ex deputati afro-antillani e surinamesi. Huber Fermina è stato il primo deputato di origine antillana ad essere eletto alla Tweede Kamer, alle elezioni del ’94 nelle file del D66.

Fermina è stato il primo antillano e tra i primi di origine non occidentale: nel 1986 il deputato John Lilypaly del PvdA, originario delle molucche, era stato il pioniere in assoluto, varcando la soglia della Tweede Kamer. Nel 1992 venne eletto nelle liste del CDA il deputato il surinamese Ram Ramlal e poco dopo quindi Fermina nel D66. Non è stato facile per loro: dopo appena un mandato, scrive Trouw, sono scomparsi dalla scena.

“A quel tempo, i partiti politici cercavano molto il talento “immigrato”, come veniva chiamato allora. L’atmosfera nel Paese era allora molto a favore dell’immigrazione ma secondo il pensiero dominante, gli immigrati dovevano essere “aiutati”, racconta al quotidiano di Amsterdam l’ex parlamentare Fermina. Oggi è diverso, prosegue: la comunità di origine immigrata vuole un suo spazio e chiede di essere considerata per le proprie capacità. Nel suo caso, l’ex deputato racconta che il suo modo di lavorare era molto diverso da quello dei colleghi olandesi e la stampa non aveva aiutato nel processo di accettazione: lo definivano il “parlamentare festaiolo” con un probabile gioco di stereotipi in riferimento alla sua origine antillana.

Benchè le sue competenze fossero in settori delicati come quello dell’immigrazione, a Fermina non fu mai data troppa responsabilità: il suo mandato si concluse con il leader D66 di allora che gli comunicava, senza spiegazioni, la non ricandidatura.  Secondo Kathleen Ferrier, ex deputata CDA di origine surinamese, in passato i partiti erano più impegnati con la diversità: tre volte alla Tweede Kamer tra il 2002 e il 2012, la Ferrier è stata una rappresentante di successo: “All’inizio ero un po ‘reticente: donna di colore e rappresentante  delle chiese dei migranti, avevo spesso sperimentato l’essere invitata ad un tavolo di discussione politica ma senza la possibilità di avere voce in capitolo sull’agenda. Guai a presentare nostri argomenti e soluzioni. Di solito non era questa l’intenzione dell’invito”. Non solo il CDA, ma anche ad altri partiti alla Tweede Kamer sembravano molto meno “bianchi” all’inizio di questo secolo di quanto non lo siano adesso: nel 2006 e nel 2010 c’erano ancora quattro parlamentari originari del Suriname e delle Antille, dice Trouw. Dal 2017, nessun cittadino olandese originario del Suriname o delle Antille siede in parlamento. Sono spariti silenziosamente dalla vista.

Da qualche tempo, i partiti sembrano essere più sensibili alle istanze di turchi e marocchini: con quattordici parlamentari sono leggermente sovrarappresentati mentre negli ambienti surinamesi, scrive il Trouw, le persone a volte si lamentano: siamo stati assimilati troppo bene, i partiti politici non ci vedono più.

Racconta Kathleen Ferrier: se un deputato del Friesland difendeva gli interessi della sua terra era qualcosa di meraviglioso ma se lo stesso fosse stato fatto da lei, a difesa dei diritti della comunità nera, veniva visto come un fattore di divisione. Due pesi e due misure, insomma. “Quello che ho trovato  doloroso è stato il modo in cui, dopo l’omicidio di Pim Fortuyn, è diventato sempre più negativo tutto ciò che ha a che fare con il multiculturalismo. E l’attenzione si è concentrata tutta sui musulmani “. 

Nel 2010, racconta ancora Trouw, su Twitter è scoppiato un caso sulla deputata PvdA Tanja Jadnanansing e sul suo accento surinamese: non sul suo discorso ma sul suo accento. Oggi è presidente della circoscrizione di Amsterdam, Zuidoost. È delusa dal fatto che a distanza di tanti anni il problema del multiculturalismo nei partiti esista ancora e negli stessi termini di 10 anni fa.

“Solo nei Paesi Bassi ci sono un milione di cristiani con un background non occidentale”, dice Ferrier. “Spero che si presti molta più attenzione alla storia condivisa dei Paesi Bassi e delle ex colonie e al modo in cui questa storia influisce sul presente. I partiti politici non possono più permettersi di inventare liste bianche di candidati “. Per quanto riguarda Ferrier, un prossimo gabinetto deve urgentemente riflettere meglio il paese, scrive Trouw