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I 47 anni di Maxima dei Paesi Bassi, la passione per la finanza e le amicizie scomode di famiglia

(aggiornamento: maggio 2018)

Giorno di festa per i reali d’Olanda: oggi è il compleanno di Sua Maestà la Regina Máxima, Principessa dei Paesi Bassi, Principessa di Orange-Nassau e Signora van Amsberg; sposa del neo-incoronato Willem-Alexander e figlia del discusso politico ed impresario argentino Jorge Zorreguieta, deceduto lo scorso anno.

La Regina sembra essere tra i notabili più impegnati del Vecchio Continente: membro del Consiglio di Stato (Raad van State) e della Commissione Olandese per l’Impresa e la Finanza (Nederlands Comité voor Ondernemerschap en Financiering), Consulente del Segretario ONU per la Finanza Inclusiva e lo Sviluppo (UNSGSA), membro della Partnership Globale per l’Inclusione Finanziaria del G20 (GPFI).

Regina della finanza

La vera passione della regnante, del resto, è sempre stata la finanza. Un amore che Máxima coltiva da prima della cittadinanza olandese (ottenuta nel 2001 per regio decreto) e che nasce dagli studi in economia e dagli impieghi presso giganti della finanza in Argentina, Stati Uniti e Belgio.

Il primo incarico confermato da fonti ufficiali, dal 1989 al 1991, fu presso Mercado Abierto S.A, una società gestita da vecchie conoscenze del regime di Videla, che secondo il quotidiano Pagina21, venne chiusa anni a seguito di un’indagine statunitense sul riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico.

Quando scoppiò lo scandalo, tuttavia, Máxima era già passata agli uffici di BankBoston, dove lavorò dal 1992 al 1995. Anticipando i venti di crisi che avrebbero soffiato sull’Argentina, si trasferì a New York come dipendente della HSBC James Capel Inc., passando poi a Dresder Kleinwort ed infine a Deutsche Bank.

L’insostenibile pesantezza di un nome

Fin qui nessun problema per la casa reale. L’ombra più minacciosa sulla figura della Regina viene infatti da più lontano: dal passato del padre, Jorge Zorreguieta detto “Coqui”, che sempre secondo Pagina21 fu Segretario all’Agricoltura dal 1979 al 1981, durante la spietata dittatura del generale argentino Jorge Rafael Videla. La stessa che imprigionò, torturò, uccise e fece sparire decine di migliaia di persone nel corso della cosiddetta Guerra Sucia.

Perciò a Zorreguieta venne impedito di partecipare al matrimonio della figlia, celebrato su suolo olandese il 2 febbraio del 2002. E questo nonostante il primo ministro di allora, Wim Kok, avesse tentato di arginare l’imbarazzo istituzionale commissionando a uno storico dell’Università di Amsterdam, Michiel Baud, un’indagine sulle responsabilità del “Coqui” durante il regime militare.

La conclusione del Rapporto Baud, riportò poi NRC, fu quasi scontata: Zorreguieta non poteva non sapere. Mentre c’è chi ha poi sostenuto, come i giornalisti Maria Seoane e Vicente Muleiro nel libro El Dictador, che il politico argentino fosse tra i fondatori della dittatura e il punto di collegamento tra industriali, possidenti e Giunta militare di Videla.

Ma non finisce qui. Jorge Zorreguieta venne anche menzionato nel corso del più grande scandalo di riciclaggio di denaro sporco della storia argentina, scoppiato nel 2001 e nel quale furono coinvolte la banca da lui presieduta pochi anni prima, Banco República, attività testimoniata dall’Expediente N° 63.732 della Inspección General de Justicia de la Nación, e la statunitense Citigroup.

Nessuna condanna, per il momento, né per crimini contro l’umanità né per reati fiscali. E certo è che le colpe, vere o presunte, dei padri non dovrebbero comunque ricadere sui figli. Ma rimane il fatto che quelle attorno a personaggi pubblici come Sua Maestà la Regima Máxima dei Paesi Bassi non si diraderanno tanto facilmente.