Vicino a Doorn, piccolo paese a sedici chilometri da Utrecht, si trova l’ultima casa di Guglielmo II, ultimo imperatore tedesco prima dell’ascesa di Hitler.

Il Kaiser ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in questa villa olandese circondata da rododendri e terreni sterminati. Nel mausoleo rimane immobile la sua bara, avvolta da una bandiera con sopra quell’aquila nera una volta simbolo dello stato prussiano. Nella sua stanza sono ancora presenti alcuni dei suoi effetti personali: una vecchia vestaglia, un paio di pantofole sgualcite e una manciata di sigari abbandonati vicino al posacenere.

E voi vi chiederete: cosa ci fa l’ultimo imperatore tedesco disperso nella campagna olandese alla fine della prima guerra mondiale? Approfittava dell’aiuto della cugina Wilhelmina, regina olandese, per scampare alle conseguenze post-belliche.

Accusato dall’articolo 227 del Trattato di Versailles di «suprema offesa alle convenzioni internazionali e alla santità dei trattati», il Consiglio supremo ne decretò la messa in stato d’accusa nel giugno del 1919. Il governo olandese rifiutò di concedere l’estradizione l’anno successivo e in cambio ottenne dall’ex imperatore l’impegno ad astenersi da qualsiasi attività politica.

Il palazzo di Doorn fu acquisito da Guglielmo nella primavera del 1920 e fu arredato con libri, mobili e ritratti di famiglia provenienti rigorosamente dalla Germania.

Secondo alcuni storici, il legame di sangue che intercorreva tra Germania e Paesi Bassi ha permesso ai due paesi di trarre grandi benefici: la regina olandese è riuscita a persuadere Guglielmo II a non invadere i Paesi Bassi durante la Prima Guerra Mondiale, nella quale il paese è rimasto neutrale. La possibilità, invece, di oltrepassare i confini senza nessun pericolo e rifugiarsi nelle campagne di Doorn è stata la moneta con cui la regina olandese ha ripagato il lontano cugino nel 1919.

Huis Doorn, casa del Kaiser fino alla sua morte nel giugno 1941, nel 1946 è stata confiscata come bottino di guerra dallo stato olandese. Negli anni ’70 viene poi trasformata in museo ma, tra la scarsa affluenza di visitatori e gli investimenti frequentemente interrotti, il suo futuro viene spesso messo in dubbio.

I Paesi Bassi dovrebbero continuare a supportare ciò che viene definito da sempre un ‘museo tedesco’? è una domanda che ci poniamo da molto tempo”, si chiede Herman Sietsma, direttore della fondazione che coordina l’attività del museo,  rispondendo al The Guardian.

Oggi, la famiglia reale olandese torna ad essere la chiave per il salvataggio della dimora finale dell’ultimo imperatore tedesco.

Nel 2014 la principessa Beatrix, regina olandese fino alla sua abdicazione nel 2013, ha visitato il museo in occasione della mostra dedicata all’esperienza dei Paesi Bassi nella Prima Guerra Mondiale. La principessa ha poi fatto ritorno alla dimora del Kaiser  in occasione della mostra incentrata sul lavoro della scultrice tedesca Käthe Kollwitz, artista che Guglielmo II si era rifiutato di riconoscere perché donna. “La presenza della principessa potrebbe essere una grande aiuto per il futuro del museo”, dice Sietsma.

Secondo il direttore, la sfida attuale è quella di riuscire ad attrarre più persone al museo, cercando di spiegare che il mausoleo di Guglielmo II non è un ‘museo tedesco’, ma un luogo che permette di ricordare e raccontare la storia europea. “É molto importante precisare che qui non si onora il kaiser e nessuno intende farlo. Noi semplicemente ricordiamo“.