di Camilla Rapone

A pochi metri dalla casa di Rembrandt, Huis De Pinto è uno storico edificio di Amsterdam costruito tra il 1605 e il 1606. Si trova nel quartiere di Nieuwmarkt, luogo simbolo degli scambi commerciali e porta della città nel corso del XVI secolo. 

Oggi è un centro culturale, in cui le persone si incontrano, parlano e comprano libri usati a prezzi popolari. La collaborazione tra un gruppo esteso di volontari e un contributo del comune rende possibile un calendario di attività piuttosto esteso. Si tratta di letture pubbliche, presentazione di libri ed eventi musicali, in cui è possibile costruire un rapporto intimo e diretto con il pubblico.

Anche se non immediatamente visibile agli occhi del turista o dell’Amsterdammer, la vicenda di Huis de Pinto è alquanto particolare. Nel corso dei secoli le sorti dello storico edificio più volte hanno rischiato di avere la peggio rispetto alla fame speculativa della città. Per saperne di più, ci siamo fatti raccontare questa storia da Hans Van Lent, uno dei volontari che lavora nell’edificio da molto tempo. Oggi gli attivisti di Huis de Pinto festeggiano i 5 anni di attività.

Nel ‘600 la città e, in particolare questa zona, fu protagonista di un notevole sviluppo urbano ed economico. Vennero costruite nuove case, alcune anche in corrispondenza della diga, mentre quelle già edificate vennero restaurate. 

Tra queste proprio Huis De Pinto fu acquistata nel 1651 dall’omonima famiglia di banchieri e commercianti ebrei provenienti dal Portogallo.

I nuovi proprietari conferirono al palazzo un aspetto completamente nuovo: la facciata assunse uno stile classico, mentre la parte interna divenne una vera e propria celebrazione del lusso.

Con gusto e ornamenti i De Pinto elevarono un semplice palazzo a simbolo dei fasti della propria famiglia, che divenne così una delle più note in città. Abitarono lì per quasi un secolo, conservando invariato il potere che avevano guadagnato. “I De Pinto furono protagonisti di una vera e propria Golden Age fino alla metà del XVIII secolo”, ci racconta Van Lent.

Ma alla metà del ‘700 la situazione cambiò radicalmente. Le finanze olandesi conobbero un periodo di crisi che durò almeno fino al 1756. Inevitabilmente, come tutti gli imprenditori, anche i De Pinto ne fecero le spese.

La famiglia, caduta in rovina, abbandonò la storica residenza, che seguì lo stesso destino dei suoi abitanti”, continua Van Lent. “Da simbolo di ricchezza, il palazzo divenne un piccolo centro di produzione, dedicato ad attività artigianali”. Deteriorato e fatiscente, non si poneva più come luogo destinato alla famiglia, dimentico del lontano splendore seicentesco. 

Il destino della Huis De Pinto rimase incerto fino al dopoguerra. Nel XX secolo il comune acquistò l’edificio, con l’intento di demolirlo o addirittura costruirvi sopra altri edifici.

A imitazione del modello americano, infatti, anche l’Olanda voleva sviluppare un nuovo polo economico. Il centro cittadino doveva divenire il sito di sviluppo dei grandi hotel, delle banche degli uffici. “Insomma, Il tempo delle case nel centro storico era finito”, afferma Van Lent.

“Ma Casa De Pinto era già diventata un monumento. E come tale, non era più sostituibile per cittadini che popolavano il quartiere”.

Così proprio quando il destino dell’edificio sembrava già scritto, entrò in gioco la figura di Geurt Brinkgreve, uno storico attivista olandese, scultore e consigliere comunale negli anni ’60.

Facendosi promotore della salvaguardia dei monumenti e degli edifici storici, Brinkgreve raccolse intorno a sé un grande consenso. “Gli anni compresi tra il 1970 e il 1975, furono anni di grande tensione. Ma alla fine Brinkgreve e i suoi giovani collaboratori diedero vita ad una fondazione e riuscirono a preservare Huis de Pinto insieme ad altri edifici del quartiere“.

Così, dal 1975 il palazzo assunse la forma attuale e divenne parte della biblioteca pubblica di Amsterdam fino al 2011. “Poi la biblioteca centrale venne rinnovata e nuove sale si resero disponibili. A quel punto non aveva più senso tenere separate le due realtà”. Ancora una volta, a distanza di anni, la preservazione di Huis de Pinto veniva rimessa in discussione. E ancora una volta furono i cittadini a salvarla. 

“L’edificio era diventato un centro di incontro e un punto di riferimento per il quartiere. E di fronte al pericolo che questo venisse meno, una nuova fondazione venne istituita e il centro venne conservato. Forse quelle stesse persone che da giovani che avevano scosso il quartiere nel XX secolo lo avevano fatto da vecchi nel XXI secolo”, ci confessa con ironia Van Lent.

I cittadini contribuirono alla costruzione di una piccola biblioteca, regalando alla fondazione tutti quei libri che non leggevano più.

Rispetto a quello che accadeva negli anni 60′, ora il rapporto con la il consiglio comunale cittadino è totalmente cambiato.

“Il comune apprezza il nostro lavoro e anche noi siamo soddisfatti del successo che abbiamo. Tuttavia, non possiamo negare che tutte le iniziative richiedano un impegno costante. Devi continuare a lottare per le tue idee, dimostrando che vale sempre la pena investire nella cultura”.

Huis de Pinto è un simbolo del passato che vive nel presente. Con il suo soffitto a cassettoni, una sala di letteratura impreziosita dalla pittura barocca e il meraviglioso giardino sul retro, il ricordo dell’antico sfarzo resta indelebile. E così ogni visitatore, dopo aver varcato la soglia di ingresso, non può restare sordo al senso di calore unito all’affettuosa memoria di una famiglia che questo luogo evoca in tutte le sue caratteristiche.