Il comune di Amsterdam sta effettuando ulteriori ricerche sulla questione “Airnbnb”, tema ormai caldo nell’agenda cittadina. Secondo un’indagine di ING pubblicata il mese scorso, il popolare sito di “house sharing” per turisti è tra le cause principali della drammatica situazione abitativa della capitale. Secondo la banca, chi è in condizione di poter accendere un mutuo, accetta di pagare le somme esorbitanti richieste ad Amsterdam con la certezza di poter ammortizzare l’investimento grazie al subaffitto legale.

Il consiglio comunale della città, primo in Europa ad aver legalizzato siti come Airbnb, è però da tempo stretto tra il fuoco incrociato di chi vede un’opportunità negli “bnb telematici” e chi invece ritiene che la scarsa offerta di alloggi a prezzi ragionevoli, sia da imputare alla speculazione scatenata dalle opportunità offerte dal subaffitto legale.

I partiti di sinistra all’opposizione, Pvda e Groenlinks, insieme al Partito per gli animali chiedono da tempo alla giunta di vietare l’affitto di appartamenti interi su Airbnb seguendo l’esempio di Berlino: nella capitale tedesca, infatti, è possibile prenotare (legalmente) solo camere. I tre partiti ritengono che l’aumento drastico delle disuguaglianze ad Amsterdam, sia in larga parte da imputare al portale.

Il Groenlinks si spinge oltre: per bocca del consigliere Norrit Nuijens, i verdi chiedono di valutare lo stop totale ai siti per l’affitto a turisti. Secondo Nuijens, se davvero Airbnb è responsabile della crescita senza fine dei prezzi delle case il comune dovrebbe adottare drastiche misure per tutelare le fasce più deboli

Una revisione del regolamento comunale era stata inizialmente respinta dalla giunta ma in seguito al pesante aggravarsi della situazione abitativa, pare che il consiglio dei wethouder sia disponibile a discutere regole più rigide. Chi non vuole sentir parlare di “divieto” è il VVD che chiede al governo nazionale di intervenire, offrendo una base più solida al regolamento approvato lo scorso anno dal comune.