The Netherlands, an outsider's view.

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Belgio, Covid: terapie intensive sature a Mont Légia

In Belgio, la situazione covid negli ospedali sta peggiorando. Secondo la testimonianza di Mallika a Le Vif: “la capacità massima della terapia intensiva è già stata raggiunta e gli infermieri e i dottori sono stremati”. Mallika è infermiera da otto anni e lavora in terapia intensiva da 3 anni.

Com’è la situazione in terapia intensiva al momento?

La terapia intensiva è al completo e noi siamo a corto di personale. Di solito, siamo cinque infermiere e gestiamo ogni giorno due pazienti a testa. Ora invece siamo assegnate a quattro pazienti ogni giorno. Non è possibile riuscire a garantire un’assistenza di qualità.

La situazione è differente dalla prima ondata?

A Mont Légia ci sono 48 posti letto in terapia intensiva. Durante la prima ondata ne usavamo 24 per i pazienti covid e l’altra metà per i ricoveri normali. Oggi siamo costretti ad usare la terapia intensiva interamente per i pazienti covid, perchè non c’è più posto per nessun altro.

Quindi vi trovate con lo stesso numero di posti letto, ma più pazienti da ricoverare?

Si, abbiamo qualche letto in più. Dovremmo raggiungere i 60 posti letto tra poco.

Ricevete aiuto dal personale degli altri servizi?

Si, ci sono tanti volontari disponibili, ma non hanno esperienza. Quindi ogni volta bisogna insegnare loro per esempio come lavare un paziente in terapia intensiva. Anche se ora, lavare i pazienti è diventato secondario: li laviamo un giorno si e uno no e tra poco diventerà ogni tre giorni.

I volontari sono un aiuto in più, ma nel momento in cui un paziente peggiora, non possono aiutarci. Se dovesse accadere qualcosa siamo comunque soli.

E i dottori?

Alcuni chirurghi, se non hanno urgenze, vengono a dare una mano anche al pronto soccorso o al nostro reparto. In questo modo, i medici del pronto soccorso possono continuare a occuparsi dei casi gravi che stanno arrivando.

La carenza di personale deriva anche dal fatto che tanti si sono ammalati a causa del covid?

Si, e già in servizio rianimazione manca molto del personale. Di conseguenza, attivando un servizio supplementare per accogliere i pazienti covid, non si hanno le risorse umane necessarie.

Quali operazioni sono ancora funzionali all’ospedale?

Per il momento rimangono le operazioni urgenti, soprattutto per i pazienti che sono già stati rinviati alla prima ondata. Bisogna destreggiarsi e trovare un equilibrio tra i pazienti da curare.

Quando si rischia di arrivare a saturazione?

La terapia intensiva è già satura. La strategia attuale è quella di trasferire i pazienti che stanno meglio in altri ospedali per cercare di liberare spazio per quelli successivi.

Hai paura di dover compiere una scelta tra un paziente e un altro?

Si, può succedere. Ma abbiamo anche paura tutti di dover vedere i nostri cari arrivare al pronto soccorso e doverli mandare a casa per mancanza di spazio.

Su cosa vi basate per la scelta del paziente da curare?

L’età ha un ruolo importante, ma anche la storia clinica e le chance di sopravvivenza.

La situazione è difficile psicologicamente?

Si, molto e inoltre siamo solo all’inizio di questa seconda ondata che si prevede catastrofica. Ieri, mentre preparavo i farmaci, ho pianto perché mi sentivo impotente. Non si sa più come lavorare correttamente.

Nel frattempo ridurre al minimo necessario l’igiene dei pazienti, ci rende frustrati. Lavarli ogni giorno con l’isobetadine in sapone, ci permette di disinfettarli (Covid o non Covid). Sono diventata molto pessimista, ho paura di lavorare in tali condizioni. Si fa come si può, non si ha scelta.