In Olanda, le minoranze etniche dell’Europa dell’est, stanno avanzando verso il primo posto in termini di lavoro ed istruzione, come riporta DutchNews. Secondo alcuni studi dell’ufficio nazionale di statistica CBS sull’integrazione, le persone con radici etniche appartenenti all’est europeo, hanno più probabilità di avere lavoro, rispetto ai nativi olandesi.
I dati mostrano infatti che, i cittadini provenienti da Stati che sono diventati più recentemente membri dell’UE, come la Polonia e la Romania, hanno in realtà più probabilità di avere un lavoro in Olanda, rispetto agli olandesi stessi. Sembra invece che, il divario tra gli immigrati olandesi provenienti dal Suriname, dalle Antille, dal Marocco e dalla Turchia, stia diminuendo.

Sulla definizione di integrazione olandesi e immigrati di seconda generazione sono d’accordo: i tre più importanti pilastri sono la lingua, il lavoro e il rispetto delle leggi. Tuttavia, gli olandesi pensano che l’altro gruppo non abbracci a sufficienza questi tre concetti. Infatti, otto olandesi su dieci credono che gli immigrati di seconda generazione debbano adottare i valori del Paese in cui sono nati e per il 56 percento degli olandesi gli immigrati dovrebbero mettere da parte le proprie tradizioni più di quanto stiano già facendo.

“L’introduzione nel mercato  del lavoro di immigrati turchi, marocchini, surinamesi o provenienti dalle Antille, è aumentata in modo relativamente forte dal 2015 al 2019”, ha detto la CBS. Queste minoranze etniche, sono state duramente colpite durante la precedente crisi economica, ma la loro partecipazione al mercato del lavoro, in Olanda, è cresciuta molto di più rispetto a quella dei nativi olandesi“. I figli degli immigrati sono anche più propensi a proseguire il percorso di studi e frequentare l’università. Le cifre mostrano anche che, molti più giovani figli di immigrati continuano gli studi, rispetto a solo 10 anni fa.