Ahmadreza Djalali, ricercatore e docente presso la Free University of Brussels (VUB), attualmente detenuto in Iran. Djalali era in visita di lavoro in Iran, nel 2016, quando è stato arrestato e incarcerato con l’accusa di spionaggio. Nel 2017 lo processano e condannano a morte. Amnesty International, ha espresso preoccupazione per l’uomo che è stato trasferito in isolamento ed è quindi prossimo all’esecuzione, come riporta The Brussels Times.

“Djalali è una delle tante vittime del regime repressivo in Iran“, ha dichiarato l’organizzazione. “Il processo è stato ingiusto e immorale: Djalali si era infatti rifiutato di spiare per le autorità iraniane“, ha detto il direttore di Amnesty International delle Fiandre, Wies De Graeve. Non ha avuto alcuna possibilità di potersi difendere al processo.  Ieri ha telefonato a sua moglie, per poterla informare di trovarsi in isolamento, raccontano da Amnesty International. “Questo è considerato l’ultimo step prima dell’esecuzione”.

I sostenitori del ricercatore, in Belgio e nel resto d’Europa, continuano a fare pressione, per spronare i rappresentanti politici ad evitare quella che sembra essere una conclusione prevista e scontata. “Dopo le elezioni in America e il cambio del presidente, non è un momento appropriato per un’esecuzione”. Abbiamo però paura che proprio quel cambio di potere, stia causando nervosismo e tensioni anche in Iran”, ha detto il collega e amico di Ahmadreza Djalali, Gerlant Van Berlaer. “L’Iran lo sta usando come merce di scambio, tra le altre cose, per fare qualcosa per i fondi congelati in Europa”.