CULTURE

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Foam, Gratacap sulla rotta dei migranti. Scatti di un contro-viaggio sulle rotte della morte

di Serena Gandolfi

 

“È cominciato tutto nel 2007. Ancora studente dell’accademia d’arte ESBAM (Ecole Superieure des Beauxasrts in Marseille) ho cercato di entrare dentro il centro di detenzione di Marsiglia, volevo capire quale fosse la realtà dell’immigrazione dietro le statistiche” da allora Samuel Gratacap, fotografo francese, classe ’82, non ha smesso di viaggiare e seguire le storie dei migranti.

Una ricerca che lo ha portato in un “viaggio al contrario” sulle rotte della migrazione: dall’Europa alla Libia, passando le campagne del Sud Italia e vivendo per un anno nel campo profughi di Choucha in Tunisia. I suoi scatti a metà tra l’arte e il giornalismo saranno in mostra al Foam dal 15 giugno al 9 settembre 2018.

Affiancate da video e testimonianze audio, le fotografie di Gratacap mostrano le situazioni controverse che i migranti affrontano durante il viaggio. La mostra si chiama Les Invisibles, ma questa volta gli Invisibili non sono i migliaia di viaggiatori che mettono a rischio la propria vita per cercare condizioni migliori. Sono invece quei “poteri” nascosti che rendono il viaggio dei migranti un tale calvario.

Sui muri del Foam si susseguono, tra le altre, decine di foto raffiguranti divise militari senza volto, sagome e template pronti per essere photoshoppati con i volti dei reggenti di turno. Un metodo assurdo quanto reale che racconta, meglio di tante altre parole, la precarietà  e la fragilità dei regimi che si sono susseguiti nel Nord Africa contribuendo alla cosiddetta “crisi migratoria” dopo la Primavera Araba.

Ma non è solo questa l’unica causa dell’attuale situazione, Gratacap nelle sue foto parla di un’economia nascosta che soggiace e nutre gli esodi in un circolo vizioso fatto di traffico di umani, violenze, stupri ed estorsioni.  La spinta economica trionfa su quella umanitaria a discapito delle vite di migliaia di persone.

Piegati da un sistema di cui non hanno colpa e su cui non hanno potere, i migranti nelle foto si coprono il volto. Un po’ per ripararsi dalla tempesta di sabbia nel deserto, un po’ per non essere ancora una volta oggetto della falsa compassione occidentale. Tra gli scatti non mancano quelli fatti a Foggia. Sulla strada che tutte le mattine i braccianti attraversano per andare a lavorare nelle piantagioni di pomodori ci sono biglietti della lotteria strappati. Un colpo di fortuna sembra l’unica via d’uscita.

      

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