Hortense Daman è nata il 12 agosto 1926. Suo padre Jacques era un calzolaio, sua madre Stephanie gestiva un negozio di alimentari. La famiglia viveva a Pleinstraat a Lovanio. Nel maggio 1940, quando aveva 13 anni, Hortense assiste ai primi attacchi aerei della Luftwaffe tedesca sulla città, che demoliscono alcune delle case del suo quartiere, come ricorda DiscoveringBelgium.

Di fronte alla minaccia dell’occupazione tedesca, la famiglia si unisce a migliaia di altri rifugiati e decide di abbandonare Leuven. Dopo otto giorni di cammino torrido e polveroso, arrivano a Mons per proseguire poi fino a Lille.

Ma lì i tedeschi, che erano già arrivati in Francia, li rispediscono indietro. Tornati a Pleinstraat, i Daman scoprono che la loro casa è ormai inabitabile. Così Stephanie e i suoi figli si trasferiscono a Bruxelles mentre il padre prova a ripararla. La famiglia finalmente torna a Pleinstraat nell’ottobre 1940.

“Kleine Hortensia”

In questo periodo, il fratello maggiore di Hortense, François – un sergente dell’artiglieria belga – viene coinvolto nel movimento di resistenza. E anche Hortense decide di partecipare, nonostante le proteste del fratello. La ragazza ha poco più di tredici anni e inizia a fare piccole commissioni in bicicletta.

Da corriere lavora sotto la copertura del negozio di alimentari della madre. Può quindi consegnare messaggi e pacchi di cibo insieme alle provviste. I soldati tedeschi locali sono abituati a vedere questa bella ragazza belga con i riccioli biondi che gira in bicicletta per Lovanio. La chiamavano “Kleine Hortensia” e sorridono ai suoi sforzi di parlare tedesco.

Il suo ruolo nella resistenza

Ma Hortense, con il suo coraggio e la sua astuzia, sta diventando un punto di riferimento della resistenza belga. Con il passare degli anni, il suo coinvolgimento aumenta. Aiuta gli aviatori alleati a fuggire attraverso la Francia e la Spagna per tornare in Inghilterra. Alcuni di loro sono persino ospitati dalla famiglia Daman nella loro piccola casa a Leuven. Con la Gestapo intorno e informatori ovunque, i rischi per lei e la sua famiglia sono enormi.

Nell’estate del 1942 Hortense è in contatto diretto con il quartier generale della resistenza a Bruxelles. Trasporta pezzi di radio, passaporti falsi e altri documenti chiave, spesso sotto gli occhi dei tedeschi. Nel 1943 Hortense fa parte a pieno titolo dei partigiani, consegnando messaggi e rapporti per aiutarli a portare avanti gli attacchi alle forze di occupazione. In un’occasione consegna una mitragliatrice legata al retro della sua bicicletta. In un’altra, 40 kg di esplosivo. Una volta, mentre contrabbandava granate – nascoste in fondo a un cesto di uova – viene fermata da un soldato tedesco. Glaciale, la “piccola” Ortensia si limita a raccogliere con calma due uova e le consegna al soldato per poi continuare per la sua strada.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Stad Leuven/Visit Leuven (@leuven)

Tradita dalla Gestapo

Con l’intensificarsi degli sforzi della Gestapo per spezzare la resistenza è inevitabile che il lavoro di Hortense come corriere venisse scoperto. La sera di San Valentino del 1944, quando Hortense ha 17 anni, la Gestapo fa irruzione nella casa di famiglia. La porta viene sfondata, i soldati prendono a pugni la  madre, picchiano col calcio dei fucili il padre e uccidono il cane. La stessa Hortense ne esce con tre costole rotte.

I tedeschi saccheggiano la casa e trascinano tutta la famiglia alla prigione di Leuven. Qui Hortense viene torturata e interrogata. La Gestapo voleva che confessasse i nomi di altri combattenti della resistenza e i nascondigli segreti di François. Hortense non rivela nulla.

Per un intero mese viene sottoposta a percosse improvvise. Le mostrano la madre a cui hanno strappato i denti ma Hortense si rifiuta ancora di fare nomi.

Deportata in Germania

Il 15 maggio 1944, Hortense, sua madre e un gruppo di altre donne belghe vengono condotte alla prigione di St Gilles a Bruxelles. Qui, Hortense viene messa in isolamento in una cella con la scritta “Condannata a morte” sulla porta. In giugno viene ammassata in un carro bestiame e deportata in Germania.

Il campo di concentramento di Ravensbrück, 90 km a nord di Berlino, era stato costruito dal regime nazista nel 1939 al solo scopo di ospitare le donne. Anche se inizialmente era piccolo, progettato per contenere solo 3.000 prigionieri, ne aveva dieci volte tanto in condizioni orribili.

Cavia medica a Ravensbrück

Quando arriva a Ravensbrück, Hortense ha la sfortuna di incontrare una feroce ufficiale tedesca con frusta e un feroce alsaziano. Era una Aufseherin (sorvegliante femminile) del campo. Il suo nome è Dorothea Binz, e anni dopo sarebbe stata giustiziata per crimini di guerra.

Le donne vengono denudate ed esaminate. A Hortense viene iniettata su un fianco un’alta dose di raggi X. Sulla coscia il dottor Rolf Rosenthal le fa un’altra iniezione. Solo più tardi scoprirà una cancrena.

Cavia umana, denutrita e vittima di un attacco di tifo, Hortense rischia di morire. Si salava grazie alle cure di un’infermiera belga di nome Claire Van den Boom e l’agente segreto britannico Violette Szabo. Nell’agosto 1944, poco dopo aver compiuto 18 anni, Hortense viene a sapere che anche la madre si trova nello stesso campo: riuscirà a salutarla da lontano per un’ultima volta.

Il duro inverno del ’45

Durante l’inverno del 1944-45, le donne a Ravensbrück cercano disperatamente di sopravvivere alle condizioni atroci, spronate dalle notizie che i tedeschi si stanno ritirando sia dal fronte occidentale che da quello orientale. Hortense è costretta a marciare ogni giorno verso la locale fabbrica Siemens per lavorare ai componenti elettronici per gli aerei tedeschi. Anche qui continua la sua resistenza. Sabota deliberatamente alcuni componenti in modo che non funzionassero. Poco prima di Natale, viene a sapere che Leuven era stata liberata.

Con la fine della guerra in vista, i tedeschi accelerano l’eliminazione dei prigionieri. Una nuova camera a gas viene frettolosamente costruita. In tutto quasi 30.000 donne vengono uccise a Ravensbrück.

La liberazione e la Svezia

Il 30 aprile arriva nel campo l’avanguardia dell’esercito sovietico. Il giorno seguente appaiono le sue unità regolari e liberano gli ultimi prigionieri. Trovano più di 2.000 donne e bambini malati nel campo. Tra di loro anche Hortense e Stephanie Daman.

I funzionari della Croce Rossa svedese e danese accettano di trasportare i prigionieri in Svezia e Danimarca. Non è un viaggio facile. La guerra è ancora in corso, e il loro convoglio viene ripetutamente attaccato da aerei tedeschi e alleati. Ma alla fine Hortense e Stephanie arrivano a Malmö, nella Svezia meridionale.

Il ritorno in Belgio e la vita in UK

Il 29 giugno 1945 le due donne salgono su un bombardiere Lancaster della Royal Canadian Air Force diretto in Belgio. A L’ovaio tornano nella casa di Pleinstraat. Ad aspettarle il padre sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald, dove suo figlio François lo aveva trovato dopo la liberazione. Hortense ha ancora solo 18 anni.

Sempre a Leuven, Hortense incontra l’uomo che sarebbe diventato suo marito. Sydney Clews era un sergente maggiore dell’esercito britannico di stanza in Belgio alla fine della guerra e aveva conosciuto la famiglia Daman.

Hortense e Sydney si sposano il 23 febbraio 1946 e si trasferiscono nel Regno Unito. Nonostante le fosse stato detto che non avrebbe mai potuto avere figli dopo la sterilizzazione forzata a Ravensbrück, nell’aprile 1961 Hortense mette al mondo prima la figlia Julia e poi il  figlio Christopher.

Hortense Daman ha ricevuto le massime onorificenze del governo belga. Nel 1989, Mark Bles ha scritto la sua biografia intitolata Child at War. La partigiana di Lovanio è morta a Newcastle-under-Lyme, in Inghilterra, nel 2006, all’età di 80 anni.