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Negli ultimi mesi tre università olandesi e una scuola superiore sono state prese di mira dagli hacker iraniani, secondo una ricerca della società di consulenza PwC. Gli aggressori volevano rubare libri accademici e materiale didattico, hanno riferito i ricercatori, dicono i NOS. “Il governo vuole istruire gli studenti iraniani”, ha detto Gerwin Naber, direttore nell’ambito della ricerca digitale di PwC. Gli hacker iraniani hanno anche preso di mira altre università in Europa, Australia e Stati Uniti. Gli USA hanno già accusato nove iraniani di aver violato le università due anni fa, ma questo non li ha scoraggiati. “Dai nostri sistemi di sicurezza possiamo vedere che lo stesso gruppo di aggressori era ancora attivo a novembre”, ha detto Naber.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva precedentemente collegato gli aggressori al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica – organo militare istituito in Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979 – che secondo gli americani avrebbe dato ordini agli aggressori. I materiali didattici rubati sono ora rivenduti su siti iraniani ad un prezzo inferiore a quello originale. Gli oggetti che in Olanda vengono venduti per dozzine di euro, possono essere acquistati a meno di un euro. “Uno degli ostacoli principali per gli studenti iraniani è l’accessibilità ai materiali,” riporta NOS. “Questo sito invece offre oltre 6mila libri, soddisfacendo le richieste di tutti.”

Gli hacker hanno anche rubato e condiviso le credenziali di vari studenti per accedere ai siti delle università e delle scuole superiori. Gli studenti in Iran possono così accedere a biblioteche virtuali, che altrimenti sarebbero a loro bloccate. “I materiali didattici sono inoffensivi. Ma potrebbero essere stati rubati anche materiali sensibili,” ha dichiarato Naber a NOS. “È difficile stabilire cosa effettivamente sia stato rubato. Ma fino ad ora non risulterebbe esserci nulla oltre a materiali didattici o credenziali degli studenti.” L’ambasciata iraniana non ha rilasciato commenti a riguardo, se non che le accuse degli Stati Uniti di due anni fa erano infondate.