Prima udienza virtuale per la Corte di giustizia delle Nazioni Unite (ICJ), che martedì 30 giugno 2020 si è occupata di una disputa di lunga data tra Guyana e Venezuela, iniziata ben 120 anni fa. La Guyana ha illustrato le motivazioni per cui la ICJ sarebbe competente nella controversia relativa ai confini, che mette in discussione la proprietà di oltre la metà dell’ex colonia britannica.

“Considerando la pandemia di Covid-19 in corso, la Corte ha optato per un mix di presenze fisiche e virtuali durante l’udienza,” ha dichiarato il presidente Abdulqawi Ahmed Yusuf indossando una visiera protettiva all’inizio dell’udienza pomeridiana. Alcuni dei giudici hanno optato per lo stesso strumento protettivo o per delle mascherine chirurgiche, mentre altri non indossavano nulla. Le udienze sul caso erano previste inizialmente per lo scorso marzo, ma sono state rinviate a causa dello scoppio della pandemia.

Tema centrale dell’udienza di martedì 30 giugno: la Corte dell’Aja può occuparsi della causa? La controversia è stata deferita all’ICJ dal Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres nel 2018, dopo l’ennesimo tentativo fallito di risolvere la controversia tra i due Paesi.

“Con grande rispetto informiamo che, dato che il Venezuela non ha accettato la giurisdizione della Corte, la Repubblica Bolivariana del Venezuela non parteciperà”, ha scritto il presidente venezuelano Nicolas Maduro in una lettera letta prima dell’udienza. Secondo il Venezuela, infatti, l’Accordo per risolvere la controversia sulla frontiera tra Venezuela e Guyana britannica – meglio noto come Accordo di Ginevra – richiede che le controversie siano risolte secondo le modalità concordate da entrambe le parti.

Il conflitto è antecedente alla proclamazione d’indipendenza della Guyana. La regione contesa venne infatti colonizzata inizialmente dagli olandesi e poi ceduta formalmente alla Gran Bretagna nel 1814. Quando il Venezuela dichiarò la propria indipendenza dalla Spagna, iniziarono i disaccordi sui confini ad est con quella che era nota all’epoca come Guyana Britannica.

Alla fine del XIX secolo, la Gran Bretagna e il Venezuela accettarono di portare la controversia davanti a un tribunale, che nel 1899 assegnò le 61.600 miglia quadrate alla Guyana Britannica.

“Sono passati più di 120 anni dalla prima sentenza internazionale”, ha dichiarato Sir Shridath Ramphal, avvocato originario della Guyana ed ex Segretario generale del Commonwealth dal 1975 al 1989, che all’udienza rappresentava la sua nazione.

La disputa, considerata ormai risolta, riprese nel 1962, quando il Venezuela rivendicò nuovamente il territorio e ritenendo che la decisione del 1899 fosse stata frutto di una “cospirazione anglo-russa”, essendo il tribunale dell’epoca composto da due americani, due britannici e un russo.

“Le autorità venezuelane non hanno fornito alcuna prova a sostegno delle loro affermazioni”, ha dichiarato Payam Akhavan, un avvocato internazionale e professore presso la McGill University di Montreal, anch’egli rappresentante della Guyana.

Le tensioni sono aumentate nuovamente dal 2018, quando il Venezuela sequestrò una nave alla ricerca di petrolio nelle acque costiere rivendicate da entrambi i Paesi. Nei prossimi mesi è prevista una sentenza sulla giurisdizione della Corte.