Qual è stato il ruolo di Belgrado nelle guerre jugoslave, ? Il nuovo processo dei due alti funzionari del Servizio di Sicurezza della Serbia entra nella sua fase finale. Il verdetto potrebbe stabilire il coinvolgimento diretto, tanto negato, di Belgrado nei conflitti degli anni ’90 in Croazia e Bosnia-Erzegovina. Lo ha riportato Balkan Insight.

“Riconosci questa persona?” è questa la domanda del procuratore del tribunale dell’ONU a L’Aia rivolta al testimone Stojan Novakovic, alias Cope, mostrandogli un video girato fuori dal magazzino industriale di Velepromet a Vukovar, dove i prigionieri erano detenuti dopo la caduta della città croata nel novembre 1991. “Sì, sono io”, ha risposto Novakovic.

Il video riprendeva Novakovic e Goran Hadzic, il presidente del governo dell’autoproclamata Area autonoma serba di Slavonia, Baranja e West Srem. Nel video ci sono anche Zeljko Raznatovic (anche detto Arkan), il leader dell’unità paramilitare della Guardia Volontaria Serba, e altre persone che Novakovic non aveva nominato. Il video è stato mostrato come prova l’8 ottobre, durante il processo per gli ex funzionari della Sicurezza di Stato serbi Jovica Stanisic e Franko Simatovic.

Il processo

È stato l’ultimo video ad essere mostrato durante il processo, e ancora una volta ha sottolineato la presenza di combattenti dalla Serbia sul fronte della guerra. Il testimone della difesa Novakovic è stato l’ultimo a testimoniare nel processo. Gli argomenti conclusivi saranno ascoltati nell’ultima settimana di marzo 2021 e il verdetto è previsto per la prima metà del prossimo anno.

Stanisic e Simatovic sono accusati di partecipazione in organizzazione criminale congiunta guidata dall’ex presidente serbo Slobodan Milosevic, con l’obiettivo di rimuovere definitivamente e con la forza croati e bosniaci da gran parte della Croazia e della Bosnia-Erzegovina. Secondo l’accusa per raggiungere questo obiettivo avrebbero usato unità paramilitari come quella di Arkan. Le accuse riguardano il periodo dal 1º aprile 1991 al 31 dicembre 1995, il che significa l’intera durata delle guerre in entrambi i paesi, così come sottolineato da Jovana Kolaric del Centro di diritto umanitario con sede a Belgrado.

Questo caso ci dà un’idea del coinvolgimento delle strutture statali serbe nella guerra, e del modo in cui hanno formato, addestrato, finanziato e controllato varie unità che hanno operato in quelle aree durante la guerra”, ha detto Kolaric a BIRN. Durante il nuovo processo, l’accusa ha utilizzato come prove ordini, rapporti, file del personale, registri militari, così come video.

I criminali si filmavano durante le esecuzioni

Uno dei video più scioccanti utilizzati come prova è stato quello che ha mostrato i membri dello Scorpion, un’unità paramilitare serba, uccidere sei bosniaci catturati nel villaggio di Trnovo nel luglio 1995. Un documento audiovisivo filmato dagli Scorpions stessi. Il testimone dell’accusa Goran Stoparic, che era un loro membro, ha detto che era lì vicino durante l’uccisione e ha quindi fatto i nomi degli assassini. Stoparic ha anche detto che il suo comandante era subordinato all’imputato Jovica Stanisic, e che sia i c.d. “scorpioni” che i caccia di Arkan erano sotto gli ordini del Servizio di Sicurezza serbo.

Il tribunale serbo ha condannato cinque persone per gli omicidi di Trnovo. Ma il verdetto non ha stabilito la connessione tra gli “scorpioni” e le istituzioni statali serbe. Secondo Kolaric: “In quel verdetto, era chiaro che la strategia nei processi per crimini di guerra fosse quella di mantenere l’attenzione sugli individui. Di non mettere in discussione la partecipazione delle istituzioni serbe ai crimini commessi o in generale nella guerra” e continua “Il caso di Stanisic e Simatovic riguarda la creazione dell’unità Scorpioni e le loro attività durante la guerra e può aiutarci a capire il modo in cui tali unità sono state create, nonché il collegamento che esisteva tra questa unità e le strutture di sicurezza della Serbia, Republika Srpska e la Repubblica di Krajina serba (uno stato ribelle serbo autoproclamatosi all’interno della Croazia).”.

La tesi principale della difesa nel caso Stanisic e Simatovic stabilisce che le operazioni in tempo di guerra erano gestite dall’esercito popolare jugoslavo o dal Servizio di pubblica sicurezza. Questo che faceva parte del Ministero degli Interni serbo ma non dalla State Security. Alcuni testimoni della difesa, impiegati presso il Ministero dell’Interno serbo o il Servizio di Sicurezza dello Stato, hanno affermato di non sapere di alcun collegamento con le guerre in Croazia e Bosnia.

Una reinterpretazione dei fatti

Tralasciando l’appello del caso contro l’ex capo militare serbo-bosniaco Ratko Mladic, questo è stato l’ultimo processo riguardante le guerre degli anni ’90. Ma ha avuto comunque poca copertura dai media serbi. Secondo Kolaric: “Con poche eccezioni, i media in Serbia non coprono i processi in modo sistematico e completo. Non c’è un approccio analitico, tutto si riduce alla semplice presentazione di informazioni di base.” E continua: “Le autorità hanno due modi di fare le cose quando si tratta di crimini internazionali. O sono completamente silenziosi o lavorano su relativizzare e reinterpretare le procedure e i fatti riportati. In tale situazione, la discussione su un caso riguardante la partecipazione della Serbia alle guerre è estremamente ristretta. Praticamente è ridotta a diversi media indipendenti”.

Jovica Stanisic era il capo della sicurezza dello Stato serbo, mentre Franko Simatovic era il suo vice e, secondo l’accusa, un comandante dell’Unità operazioni speciali della Sicurezza di Stato. Oltre alla presunta partecipazione in tale unità, oggetto del caso Stanisic e Simatovic, è anche ben noto per altre attività. Nel 2003 i suoi membri, insieme a un gruppo della criminalità organizzata, hanno assassinato il primo ministro serbo Zoran Djindjic.

Stanisic e Simatovic sono stati quindi arrestati e trasferiti alla custodia del tribunale dell’Aia, in seguito all’omicidio di Djindjic. Entrambi gli uomini si dichiararono non colpevoli quando apparvero per la prima volta in tribunale nel 2003, e da allora hanno continuato a insistere sulla loro innocenza. Sono stati assolti nel 2013, ma l’inizio del nuovo processo, nel 2015, ha annullato il verdetto precedente. I procedimenti contro di loro sono in corso da 17 anni. Iva Vukusic, docente presso l’Università di Utrecht, ha affermato che è “deludente” che gran parte dell’ex Jugoslavia non sappia nulla del processo.

Iva Vukusic ha riferito a BIRN: “Uno dei motivi per cui l’attenzione è carente è il tempo, che si sta dilatando troppo: un processo così lungo non è giusto per le vittime o gli accusati. In secondo luogo, è stato spesso tenuto a porte chiuse e quindi difficile da seguire. Terzo: la televisione non ne parla.”

In attesa del verdetto finale

Stanisic non partecipa alle udienze da quando gli hanno permesso, nel luglio 2017,  di tornare in Serbia per problemi di salute. Il suo avvocato Wayne Jordash ha giustificato il suo cliente dichiarando che i problemi medici del settantenne sono peggiorati con il protrarsi del processo. “Il signor Stanisic ha una serie di gravi problemi medici che sono ben documentati. La gravità di essi dipende da una serie di fattori, non ultimo lo stress. Il terribile processo influenza le sue gravi condizioni mediche. L’avvocato parla anche del processo precedente, durato per 17 anni poiché l’Appello ne ha abbandonato il principio di legalità ed equità. “E, per sua convenienza, ha ordinato un nuovo processo con conseguenze prevedibili. Non solo per Stanisic, ma per i 200 testimoni, molti dei quali vittime costrette a rivivere gli eventi più di 25 anni dopo.

Jordash ha riferito che Stanisic dovrà essere presente per le conclusioni e per il verdetto. Oltre alle testimonianze di ex membri di varie unità di combattimento, il tribunale dell’Aia ha ascoltato anche testimoni. Ha avuto così i racconti di crimini commessi in città come Erdut, Skabrnja e Saborsko in Croazia e Zvornik e Doboj in Bosnia. Hanno testimoniato sulla detenzione illegale in Croazia e nella stessa Serbia, e alcuni hanno descritto percosse e torture. Anche loro attendono anche che il verdetto sia emesso in questo lunghissimo processo.