Le compagnie petrolifere Shell ed Exxon, avrebbero tenuto nel 2005 colloqui riservati con funzionari del ministero dell’economia per garantire che il governo adottasse una linea morbida contro la riduzione nel volume di  estrazione di gas nella regione di Groningen, nonostante le preoccupazioni della popolazione. Lo dice il portale NOS che avrebbe avuto accesso ai documenti che provano tale incontro, grazie alla legge sulla trasparenza negli atti pubblici (Wob).

Lobby selvaggia a Den Haag

Il parlamento venne informato di tale incontro ma il governo di allora rese noto solo  che i due colossi petroliferi avevano chiesto un’estensione delle trivellazioni fino al 2015. Al contrario, dagli atti emerge una forte pressione dei colossi affinchè il governo consentisse le estrazioni fino al 2020, data entro il quale, secondo le stime, i giacimenti di gas dovrebbero essere prossimi ad esaurimento.

Nonostante i danni causati dall’intensificarsi dell’attività sismica a Groningen, il direttore generale del ministero dell’economia disse, secondo gli atti, “c’è accordo sulla filosofia produttiva di lungo termine per l’estrazione di gas”; l’accordo era, ovviamente, tra governo e multinazionali dell’energia.

Ridotta la discrezionalità dei governi post accordo?

Nelle carte, si indica inoltre che l’accordo sarebbe stato orientato a limitare il potere discrezionale di modifica dei futuri ministri dell’economia. Dal 2005 Shell ed Exxon avrebbero, inoltre, ripetutamente tentato con attività di lobby, di far incrementare la soglia massima decisa dai governi.

Henk Kamp, attuale ministro dell’economia, sentito dall’emittente smentisce che tali accordi abbiano determinato l’orientamento del gabinetto Rutte II in materia energetica, “almeno dal 2012, cioè da quando io sono  in carica”.

Che la lobby delle multinazionali sia stata asfissiante è provato anche dai numeri: nonostante il fitto incartamento che provava senza ombra di dubbio i rischi per il territorio, l’estrazione di gas ha raggiunto il picco nel 2013. E benchè il ministero avesse fissato a 375 milioni di metri cubi  il tetto massimo, le compagnie riuscirono comunque a raggiungere i 425 milioni.

Una sentenza del Consiglio di Stato del 2015, ha ridotto a 27 milioni il limite massimo consentito.