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Groenlo, macello chiuso per contagi. Coronavirus evidenza problemi settore carne

Pic source: pixabay

Un mattatoio è stato chiuso a Groenlo, in Gheldria, la scorsa settimana. 147 dei suoi 657 dipendenti sono risultati positivi al coronavirus. Si tratta di uno stabilimento del gigante della carne Vion. 79 contagi riguardano dipendenti che vivono in Germania. Gli altri 68 vivono nei Paesi Bassi.

Martedì sera si è svolto un incontro tra i rappresentanti del settore della carne e il Ministero dell’agricoltura, della natura e della qualità alimentare. La ministra Schouten non vorrebbe chiudere gli stabilimenti e dice che i mezzi e la responsabilità di risolvere il problema ce li hanno le aziende, riporta NOS. Esse devono proteggere sia i loro dipendenti che gli ispettori della NVWA (autorità per la sicurezza alimentare). Questi ultimi possono segnalare eventuali irregolarità e in seguito l’ispettorato o la regione di sicurezza possono valutare se chiudere l’azienda. Se non è possibile garantire un metro e mezzo di distanza, saranno necessarie altre misure, come indumenti protettivi, separatori o riduzione della produzione, secondo la ministra. Il personale sarà regolarmente testato per verificare che le misure funzionino.

Il coronavirus rende improvvisamente urgente un problema presente già da tempo nel settore della carne: le condizioni di lavoro, in particolare per i lavoratori migranti. Ora si comincia a discutere di questo tema perché potrebbe avere conseguenze sugli olandesi, scrive NRC. Si stima che due terzi dei 12.000 impiegati del settore della carne siano lavoratori flessibili, provenienti principalmente da Paesi come Polonia e Romania, riporta il quotidiano olandese. Abitano insieme in spazi molto piccoli e vengono trasportati in gruppo allo stabilimento, ha detto il sindacato FNV. Le aziende del settore hanno puntualizzato che spesso non sono loro responsabili del trasporto e dell’alloggio della manodopera, ma le agenzie di collocamento.

La Ministra ha discusso anche di questo con il settore. Ma molti dipendenti non sono nella condizione di poter segnalare eventuali inadempienze del proprio datore di lavoro. “I migranti hanno meno probabilità di chiedere aiuto, se lavorano o vivono in condizioni sfavorevoli”, dice il procuratore Els Martens a NRC. “Molti di loro hanno paura di perdere il posto e non conoscono i propri diritti”, continua. Per tante persone, inoltre, gli stipendi olandesi sono una fortuna. In più, rilevare gli abusi è difficile, perché il controllo è affidato a diverse autorità, che non sempre condividono le informazioni.

Jos Goebbels, presidente dell’Organizzazione per il settore della carne (COV), ha detto a NOS che le aziende si sono attivate molto presto per la prevenzione del contagio. L’organizzazione non sa come sia possibile che il 20% degli impiegati del macello Vion a Groenlo abbia contratto il virus.

Il problema non riguarda solo i Paesi Bassi, ma anche molti altri Paesi europei, tra cui Germania, Francia, Italia e Spagna, e gli Stati Uniti.

Le cause della rapida diffusione negli stabilimenti non sono chiare. I contagi non sarebbero legati al contatto dei dipendenti con le carcasse degli animali, ma a quello tra colleghi. Le condizioni in cui vivono le persone potrebbero aver giocato un ruolo fondamentale, ma anche a quelle in cui lavorano. Le mascherine, i guanti e i camici erano già obbligatori prima della pandemia in questo settore. Ma può capitare che per comunicare ci si abbassi la mascherina o che negli spogliatoi si entri in contatto con persone che non indossano i dispositivi di protezione perché si stanno cambiando o lavando. Mantenere la distanza di sicurezza potrebbe non essere possibile a volte. Inoltre, gli stabilimenti sono luoghi freddi, chiusi e umidi, che creano un ambiente ideale per il virus.

Non ci sarebbe però alcun pericolo per i consumatori perché il coronavirus si contrae solo attraverso la respirazione. Non ci sono prove che possa essere trasmesso attraverso gli alimenti, secondo una ricerca dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.