Lavorare 4 giorni a settimana? Secondo i Verdi olandesi ed un vasto schieramento di politici ed intellettuali si può. Anzi si deve. Bram van Ojik è capogruppo alla Tweede Kamer (la Camera dei deputati olandese) e ieri, proprio in occasione del Labour Day -che tuttavia nei Paesi Bassi non è festa nazionale- ha parlato ad un meeting del suo partito sul Basisinkomen, a proposito della riduzione dell’orario di lavoro. Parte del lungo intervento, è stato sintetizzato dal Parool che ne ha estrapolato la parte relativa al problema dei lavori precari. Ragiona van Oijk: si deve continuare a lottare per contratti a tempo indeterminato oppure si deve superare lo schema “fordista” del lavoro, approdando ad un nuovo tipo di equità sociale basato su diritti universali e non su diritti legati alla posizione lavorativa?

Il tema è affascinante e pone i verdi in una posizione interessante; da un lato il rifiuto del furore iconoclasta della destra di governo, che punta solo a fare tabula rasa di cio’ che resta del welfare, facendo spallucce davanti all’incremento delle disuguaglianze nella societa’ olandese, dall’altro la freddezza verso il “ritorno al passato” che laburisti e socialisti propongono come ricetta per il mercato del lavoro. Quale soluzione allora? Per il Groenlinks e’ spostare il centro dell’attenzione dal contratto al lavoratore: occupare il tempo lavorativo sulla base del proprio percorso, che sia retribuito o meno, vivendo nei periodi di transizione tra attivita’ pagate solo grazie al minimo garantito dallo Stato (che in periodi, invece, di occupazione si andrebbe a cumulare all’introito). Un’utopia, in apparenza, ma forse piu’ concreta ed interessante di quanto non sembri: la participatiesamenleving ovvero la societa’ da costruire sulle ceneri di quella incentrata sul welfare e’ basata su molto volontariato, tanti contratti a termine e pochi soldi?

Lo stato, allora, deve garantire un minimo a tutti. Indipendentemente dalla situazione o meno di indigenza. Superare quindi il modello assistenziale del bijstand e dei toeslag, e accettare che i contratti a tempo indeterminato non esistono piu’ (in contro tendenza, ad esempio, rispetto al Job Acts approvato di recente in Olanda, idea del Pvda, che blinda chi e’ gia’ garantito, lasciando pero’ fuori copertura il milione e piu’ di lavoratori precari e gli ZZPer’s, le partite iva) ma farlo con la certezza, scrive van Oijk, che il primo del mese devono pagare affitto ed utenze anche coloro che non hanno alcuna garanzia contrattuale. Il “socialismo” quindi, si sposta dai contratti alle garanzie universali: tutti hanno diritto ad uno standard minimo di sicurezza, indipendentemente dalla posizione contrattuale. L’ideale? Per il leader del Groenlinks sarebbe una settimana lavorativa di 4 giorni e basisinkomen a tutti, dai 18 anni in su, rompendo cosi il rapporto tradizionale tra lavoro e retribuzione. Gli interrogativi sono molti ed il leader dei verdi non nasconde che l’obiettivo e’ ambizioso: molti, soprattutto a sinistra, non concepiscono l’idea che il reddito sia svincolato dalla produttivita’. La situazione attuale del mercato del lavoro, tuttavia, impone un’elaborazione concettuale che immagini di superare l’alternativa tra “turbo liberismo” e socialdemocrazia del ‘900.

 

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