Un pezzo del Groene Amsterdammer a firma di Rasit Elibol en Jaap Tielbeke analizza il taboo del razzismo in Olanda: Philomena Essed, nel 1984 ha scelto di fare ricerca sul razzismo negli USA perchè in Olanda, il dibattito, era marginalizzato anche da ambienti progressisti.

Secondo gli autori, gli Stati Uniti sono andati incontro ad un’elaborazione del periodo della schiavitù mentre l’Olanda avrebbe effettuato, a lungo, una vera e propria rimozione: “Che siano gli attivisti di Kick Out Zwarte Piet (KOZP) a protestare contro Sinterklaas, il lavoro accademico di Gloria Wekker su White Innocence o Sylvana Simons che cerca di attirare l’attenzione sul razzismo attraverso la politica, il risultato è sempre lo stesso: sì, la discriminazione è pessima, ci dispiace davvero, ma non è questo il modo di denunciarla.

Il tono potrebbe essere meno offensivo? Possiamo tenere l’atteggiamento un po’ più inclusivo? E il “razzismo” non è un’accusa molto seria? Quando la tollerante immagine di noi viene scalfita, molti olandesi si mettono subito sulla difensiva”, scrive il Groene.

In Olanda, molti comprendono cosa voglia dire “razzismo strutturale” e l’uscita del premier su Zwarte Piet e sul fatto che “non solo negli USA, molti cittadini sentono di non contare”, è un’ammissione di questo stato di cose. Anche se, non esplicito: proprio Rutte, dice ancora il Groene, ha evitato di entrare nel dettaglio di come fronteggiare questa disuguaglianza diffusa tra cittadini olandesi di diverse origini etniche. Che tuttavia non chiama “razzismo strutturale” perchè -dice- non vuole utilizzare ‘sociologismi’.

Proprio Rutte, ricorda la rivista di Amsterdam, quando era sottosegretario diede il via libera a controlli più stringenti sui beneficiari di sussidi di origine somala, perchè considerati più a rischio di commettere frodi. E tutti ricordano la sua battuta su Zwarte Piet: nel 2011, già premier, disse che gli antilliani sono fortunati perchè non hanno bisogno di dipingersi il volto. 

In Olanda, gli antirazzisti importano spesso lessico e dinamiche americane per quanto riguarda la lotta al ‘privilegio bianco’. E per quanto la situazione degli USA non sia paragonabile a quella nei Paesi Bassi, non è possibile dire che razzismo e profilazione etnica, anche in NL, siano fenomeni marginali.

“Abbiamo il nostro razzismo olandese”, ha detto il ricercatore di origine turca Çankaya a Trouw, cita il Groene: ad esempio, esiste un razzismo anti-nero. Ma anche forme di islamofobia e antisemitismo sono molto vive, a causa della crescita dell’estrema destra. E’ poi diffusa la pratica di discriminare certe etnie nel mercato immobiliare e in quello del lavoro, come diversi studi hanno messo in luce.

Il Groene ha effettuato diverse indagini sul razzismo istituzionale nei Paesi Bassi e le conclusioni sono state: “che gli olandesi bianchi hanno una ricchezza media di 38.400 euro, mentre i loro compatrioti di minoranza non occidentale, di 600euro. Le differenze sono notevoli nelle statistiche sul reddito: rispettivamente 29.000 e 20.700 euro. La pubblica amministrazione nei Paesi Bassi è un bastione bianco e nelle sale del consiglio di grandi aziende o negli studi legali si vedono ben poche persone di colore”.

Un caso giornalistico come quello dello scandalo sui sussidi è rivelatore di un modo di pensare e di un orientamento generale? “Non sorprende che i responsabili dello scandalo delle discriminazioni nell’amministrazione fiscale e doganale rimarranno profondamente sorpresi, ma la profilazione etnica avviene anche con intenzioni più innocenti”, scrive ancora il Groene Amsterdammer.

NOS, ad esempio, sembra avesse un database dove veniva registrata l’origine etnica delle persone. La tv pubblica si è difesa sostenendo che quel database serviva per incoraggiare un giornalismo più diversificato. Le campagne per la diversità “con più tatto” non hanno sempre l’effetto desiderato: tanti giovani, soprattutto di origine marocchina, faticano ad immaginare un futuro in ambienti lavorativi ‘bianchi’.

Il problema non è solo quante persone di minoranze siano presenti in un posto di lavoro ma anche quanto la cultura aziendale, costruita sui valori dell’efficientismo, possa funzionare con altre visioni del lavoro e del mondo: “Prendi il capo che  sarebbe disposto a fare gli straordinari, perché la famiglia è importante nella sua cultura. O il drink del venerdì pomeriggio, un’importante tradizione a Zuidas[quartiere finanziario di Amsterdam]; se lo salti o eviti l’alcool a causa della tua fede, non vieni guardato con favore.”