Le riforme fiscali annunciate dai quattro partiti del gabinetto Rutte III continuano a scatenare un gran numero di critiche. “La solidarietà non è qualcosa di nobile: è la civiltà” ha chiuso così l’editoriale sul settimanale De Groene Amsterdammer il professore di economia dell’università di Groningen Dirk Bezemer che nelle righe precedenti ha stigmatizzato le novità annunciate nel settore fiscale.

L’aliquota per i più ricchi scende di un punto e mezzo (dal 52% al 49.5% ), quella per i più poveri sale di un punto (dal 35,5% al 36,9%), osserva Bezemer; poca roba in apparenza. Eppure un dato è significativo, dice ancora il settimanale di Amsterdam: perchè in un periodo di surplus di cassa, un periodo positivo quindi, si vuole fare pagare meno i ricchi e più i poveri?

La riduzione degli scaglioni fiscali da quattro a due, a suo parere, non è altro che “una redistribuzione del reddito” dal basso verso l’alto.

Proprio i ceti più bassi, i circa 700.000 olandesi che vivono sotto la soglia di povertà, sono i veri dimenticati del nascituro governo Rutte III che continua con le politiche di tagli e riduzioni dei servizi degli anni precedenti. Un esempio ulteriore? La volontà di portare l’IVA, la più iniqua delle imposte indirette, dal 6 al 9%.