The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

INTERVIEW

Greenpeace su Sea Watch: eco-attivismo e salvataggi in mare sono due facce della stessa medaglia



di Serena Caramel

extra reporting: Massimiliano Sfregola

 

Da quando l’UE ha interrotto le ricerche e le operazione di salvataggio nel Mediterraneo e le ONG hanno guadagnato una posizione centrale nei dibattiti riguardo alle migrazioni, il salvataggio di vite umane – a causa del controverso rapporto tra leggi nazionali sull’immigrazione e legge umanitaria internazionale- è diventato una questione controversa.

Ma l’attivismo in mare non è una novità, e di certo non lo sono i problemi che sorgono quando le azioni di protesta hanno luogo a cavallo tra acque nazionali e internazionali, mentre le navi salpano con bandiere di altri paesi.

A Russian Investigation Committee inspects the Greenpeace International ship, Arctic Sunrise. Photo credit: Greenpeace

Anche se la protesta Arctic Sunrise di Greenpeace contro la Russia, risalente al 2013, e il blocco contro la caccia alla foche e alle balene dei Rainbow Warriors degli anni Ottanta sembrano iniziative molto diverse dalle operazioni di Open Arms o Sea Watch di oggi, hanno in realtà molto in comune: l’eco attivismo e quello umanitario, infatti, sono due facce della stessa medaglia. “Come Greenpeace, sicuramente sosteniamo queste attività”, racconta a 31mag.nl Faiza Oulahsen, attivista di Greenpeace che è stata coinvolta nella crisi internazionale scatenata dal caso Arctic Sunrise.

“Noi ci concentriamo sul movimento per l’ambiente, ma ovviamente se si guardano da vicino, l’attivismo ambientale e quello umanitario, si può facilmente notare come siano due facce della stessa medaglia”, dice Faiza. Le operazioni di Sea Watch e Arctic Sunrise sono avvenute sotto il vessillo olandese ma il governo dei Paesi Bassi si è comportato in modo molto diverso con questi due casi. 

Cos’è successo con il caso Arctic Sunrise?

6 anni fa, nel settembre del 2013, stavamo protestando contro le società che minacciavano l’ecosistema per l’estrazione del petrolio, nella acque internazionali a ridosso della regione artica russa. Durante la protesta, ci siamo trovati di fronte alla guardia costiera russa: le autorità hanno apertoil fuoco contro i nostri attivisti e la nave. In quel momento abbiamo scelto la ritirata perché la situazione era diventata troppo pericoloso.

Nel giro di una giornata, le autorità russe sono salite sulla nostra nave; ci hanno arrestato e trascinato a Murmansk, dove siamo stati accusati di pirateria; rischiavamo condanne dai 10 ai 15 anni. Dopo due mesi dietro le sbarre, siamo stati rilasciati su cauzione.

Il fatto che le autorità russe abbiano aperto il fuoco contro la nostra nave può essere visto come una dichiarazione di guerra da parte dello stato di bandiera. Le azioni dei russi hanno costituito una seria violazione della pace, e i Paesi Bassi hanno risposto portando la Russia di fronte al Tribunale del Mare (ITLOS).

Perché avete scelto la bandiera olandese?

La libertà di espressione, il diritto alla protesta, come sappiamo, godono di grande rispetto nei Paesi Bassi, ecco perché le nostri navi salpano con la bandiera olandese. Non c’è stata alcuna ragione di cambiarla finora. Nel 1989, infatti, l’Olanda ha scelto la politica “open arms”: da allora, le ONG hanno potuto registrare le navi a condizioni favorevoli e questo consente a noi, ma anche ad altre organizzazioni, di possedere una nave senza dover affrontare l’alto costo del certificato di possesso di una nave commerciale o di una nave passeggeri.

Come ha agito il governo olandese? 

Quando i russi volevano salire a bordo della nostra nave il governo olandese di allora rispose fondamentalmente “no, non ne avete alcun diritto e non vi daremo alcun permesso di agire contro una protesta pacifica e non-violenta”. I russi lo hanno fatto comunque e, in risposta, il governo olandese ha deciso di agire di conseguenza e li ha chiamati in giudizio. Alla fine, abbiamo vinto. Stavamo esercitando la nostra libertà di espressione e non abbiamo infranto nessuna legge. 

Cosa pensi dell’ultima missione di Sea Watch? Ti senti vicina a loro?

Noi ci concentriamo sull’ambiente ma, naturalmente, se guardi da vicino all’attivismo ambientale e quello umanitario, puoi notare come siano due facce della stessa medaglia. Guardiamo anche a come ha avuto inizio Greenpeace: “The Green Peace” è stato il nome scelto fin dall’inizio degli anni Settanta e il nome stesso spiega l’idea della lotta per un pianeta più verde e per la pace. Quindi abbiamo sempre combattuto per la giustizia ambientale, ma anche per un pianeta democratico; l’attivismo ambientale è legato in maniera stretta ai diritti umani. La lotta per un futuro migliore e più verde sarebbe impossibile senza diritti umani e libertà di espressione, e penso che valga anche il contrario. Penso che sia nel DNA di Greenpeace, e sicuramente siamo dalla parte di  Sea Watch e delle loro missioni.

Greenpeace è la prima, o almeno una delle prime, organizzazioni che hanno scelto l’attivismo sul mare. Questa metodologia oggi è usata spesso anche dall’attivismo umanitario, specialmente nel Mediterraneo. Vedi alcune somiglianze tra la vostra missione su mare e quelle umanitarie?  Esiste, idealisticamente, un filo conduttore tra le due tipologie di attivismo?

Sì, abbiamo iniziato a fare attivismo sul mare alla fine degli anni Sessanta. Azioni, proteste non violente e attivismo sul mare hanno caratterizzato Greenpeace fin dall’inizio. E sì, attivismo ambientale e umanitario sono strettamente connessi: per esempio, in una delle nostre prime proteste, una contro gli esperimenti nucleari a Mururoa, nella Polinesia Francese, abbiamo usato le nostre navi per evacuare le comunità indigene esposte alle radiazioni. In quel caso, abbiamo usato le nostre navi anche a scopo umanitario e questo spiega come ambiente e giustizia siano connessi ai diritti umani.

Rio de Janeiro (RJ), 1o de abril de 2009. Crediti: Greenpeace

Quanto è rilevante il fattore visibilità nelle vostre missioni? L’uso dei media per esempio, o la creazione di una vostra specifica immagine.

Molto rilevante. Greenpeace ha avuto inizio così, con l’intento di aumentare la consapevolezza del pubblico, specialmente considerando il fatto che le nostre sono azioni non-violente. A volte veniamo accusati di agire solo per avere l’attenzione dei media e cosa posso dire? Certo che è così, perché nell’attivismo i media hanno un ruolo cruciale nel raccontare al mondo cosa succede alle altre persone. Quindi sì, la visibilità è fondamentale.






31mag.nl è un progetto indipendente di giornalismo partecipativo.
Raccontiamo gli esteri da locals, non da corrispondenti o inviati.

Diamo il nostro apporto all’innovazione nei media con news,
reportage e video inediti in italiano. Abbiamo un taglio preciso ma obiettivo.

RECHARGE US!