GRECIA Intransigenza olandese sulle trattative: Rutte e Dijsselbloem lapidari, il PvdA ricorda “Pirro” mentre il PVV inneggia al “contro-referendum”

All’indomani del “NO” greco, il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha annunciato le proprie dimissioni, nel tentativo di favorire il premier Alexis Tsipras sul tavolo dei negoziati con l’Europa.

Ma in vista del vertice odierno a Bruxelles, dall’Olanda lo zoccolo duro dell’austerità non sembra aver cambiato di molto le proprie posizioni. Il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem, criticato ieri dall’SP per il sostanziale fallimento delle trattative, ha annunciato alla camera bassa che “l’unione monetaria prevede il rispetto delle regole” e chi non le rispetta deve andare per la “propria strada”. Aggiungendo poi: “Il deficit greco è aumentato e con esso anche l’evasione fiscale”.

Piuttosto lapidario anche il premier Rutte il quale in parlamento è parso piuttosto pessimista riguardo al summit di oggi. Per il politico del VVD, dopo “l’azzardo” referendario starebbe ora alla Grecia proporre una soluzione credibile all’Europa, che preveda l’abbassamento delle tasse e più aggiustamenti strutturali.

Posizioni rigide, dunque. Alle quali fanno eco le dichiarazioni di Teun van Dijck, parlamentare del PVV, il quale secondo Nos avrebbe lanciato l’idea di un referendum olandese sulla permanenza della Grecia nell’eurozona.

Anche il Partito dei Lavoratori (PvdA) non si sbilancia troppo in vista del vertice di Bruxelles. Henk Nijboer, membro della Commissione Finanza, ha infatti confermato la necessità per lo stato ellenico di rimanere nell’eurozona, ma definendo “una vittoria di Pirro” l’esito del referendum dato il “congelamento” di banche ed economia.

I negoziati, tuttavia, continueranno per tutta la giornata odierna. Tsipras ha presentato ai leaders europei una nuova proposta e un nuovo ministro delle finanze: Euclid Tsakalotos, nato a Rotterdam ed educato ad Oxford. E chissà che proprio questo non riesca a scalfire il muro dell’intransigenza olandese.

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