The Netherlands, an outsider's view.

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THEATER

Grande attesa per il sold out di Filumena Marturano a Utrecht

La commedia, o meglio la tragedia a lieto fine scritta da Eduardo per la sorella Titina, è di quelle da far tremare. Il Korego Theater di Amsterdam ha accettato la sfida che porterà in scena sabato 23 novembre



Il debutto di Filumena Marturano data 7 novembre 1946. A Napoli il teatro Politeama trabocca di spettatori. Tempo addietro Eduardo de Filippo aveva letto in una pagina locale di donna napoletana che era riuscita, solo fingendosi moribonda, a farsi sposare dall’uomo con cui conviveva senza esserne la moglie. In meno di una settimana, De Filippo dona immortalità al fatto di cronaca.

Nella commedia Filumena è una ex prostituta e amante di Domenico Soriano – un borghese molto benestante – che riesce con l’astuzia e l’inganno a farsi sposare dall’uomo e a far riconoscere tutti e tre i suoi figli.

Chiunque abbia vissuto nella città partenopea, sa che Napoli è un enorme palcoscenico che si alimenta di sipari pubblici e sceneggiate private. In realtà sono i tempi e i gesti teatrali a non essere mai sbagliati. Tutto sembra provato e riprovato, anche quando si improvvisa.

Carmelinda Gentile, fondatrice, regista e attrice della compagnia Korego Theater tutto questo lo sa bene: quanto il teatro sia fatica e rigore, anche quando s’improvvisa. 

Dopo i successi di Lisistrata e del teatro di Ruccello, la compagnia, attiva dal 2016, è ora impegnata nell’allestimento olandese di Filumena Marturano. Lo spettacolo, già sold-out per la data di Utrecht, arriverà presto anche a Roma.

Filumena Marturano non è solo un classico del teatro italiano del secolo scorso ma è un’opera complessa, estremamente attuale al di là di ogni velleità retorica. Tra quelle di De Filippo è la più rappresentata all’estero. Ha sancito il successo definitivo di Titina, sorella di carne e arte di Eduardo, e ne ha decretato la morte.

La commedia, o meglio la tragedia a lieto fine scritta da Eduardo per la sorella Titina, è di quelle da far tremare. Filumena è una e molteplice: bambina venduta, ex-puttana, amante, moglie così lontana dagli stereotipi fascisti ma soprattuto è una donna archetipica. Novella Giocasta racchiude in sè tutti i simboli delle figure femminili. 

Filumena è spietata, una donna che fa paura e che attraversa la vita forte di una compostezza ieratica. É anche una popolana Filumena, prostituta per fame, di una religiosità primitiva, che si rivolge alla Madonna spogliandola di ogni ossequiosa deferenza. Le parla da donna a donna: “ch’aggia fa, tu sai tutto”. E non è importante che sia stata la Madonna a rispondere, ma una voce nel vicolo che le ricorda “E figlie so’ figlie”. I figli sono figli e devono essere tutti uguali. Per Filumena non è importante chi le abbia risposto. I figli li ha tenuti, ha resistito alla possibilità di abortirli. Il miracolo della vita non ha potuto rifiutarlo ma le ha negato la possibilità di piangere. 

Filumena ha impiegato veramente poco a diventare un mito, una storia che è entrata nella coscienza popolare. In una qualsiasi replica del tempo, quando Titina era ormai diventata Filumena e viceversa, non era difficile assistere a pianti liberatori da parte delle “signorine” delle case chiuse sedute in prima fila o gli schiaffeggiamenti alle mogli da parte di mariti offesi da tanta tracotanza.

In occasione di una prova in un freddo pomeriggio di Amsterdam, abbiamo incontrato la regista e alcuni attori della commedia per rivolgergli alcune domande:

In un aneddoto di quando da giovane ebbe la fortuna di lavorare con De Filippo, Andrea Camilleri ricorda che durante la trasposizione televisiva del 1962 – prima di iniziare le riprese del primo atto in un unico take senza pause – Eduardo disse a Regina Bianchi, la protagonista dello sceneggiato: “Regì, guarda che poi questo Titina se lo vede”. Regina Bianchi interpretò la parte dando tutta sé stessa e alla fine del primo atto svenne tra le braccia dello scrittore siciliano. Cosa significa per Carmelinda recitare nella parte che è stata interpretata dalle più grandi attrici italiane – da Pupella Maggio a Isa Danieli, Lina Sastri e Mariangela Melato?

Per me significa realizzare un sogno da ragazzina. Ho letto Filumena quando avevo quattordici anni in un’estate in cui ero ammalata. Non potendo andare al mare, ho trascorso tutto il periodo tra Kundera e De Filippo. Filomena è qualcosa che ho nel cuore da sempre e non posso neanche nascondere il mio amore per il film di De Sica Matrimonio all’italiana. Forse per me è come giocare ma non come attrice. É una bambina che gioca a fare la parte da grande.

In Filumena Marturano è la prima volta che De Filippo rinuncia alla parte di protagonista per dare spazio alla sorella Titina. La grande attrice fa di tutto per sottrarsi all’autorità del fratello regista e ci riesce soltanto quando smette di essere un “grammofono” del fratello. Qual è il rapporto di Carmelinda regista con le indicazioni registiche di De Filippo?

(Sorride) Carmelinda deve risolvere un problema di teatro e di attori. Teatro perché non abbiamo il teatro all’italiana e cambiano completamente le prospettive. Gli attori con cui lavoro sono bravi ma non sono professionisti e quindi devo trovare il personaggio giusto per l’attore giusto. Le indicazioni di Eduardo sono leggi: il testo è scritto così bene che non devi far altro che seguirlo. Quello che io faccio per avvicinare i testi ai nostri tempi è di inserire della musica. A me non piace fermare gli spettacoli perché credo che gli spettatori debbano entrare nella vicenda. La musica mi serve per riempire tali spazi.

Nella didascalia che accompagna il primo atto, Eduardo annota a proposito di Filumena: volto tormentato, gesti larghi e aperti, ricca di intelligenza istintiva e forza morale, donna che conosce le leggi della vita. Ma è anche personaggio che costa un’enorme fatica a chi la interpreta. Come avete lavorato sulla presenza scenica di Filumena? 

L’incidente di percorso – l’attrice è infatti momentaneamente costretta a muoversi su una sedia a rotelle – è arrivato dopo. La prima volta che abbiamo provato non ero seduta. Filumena ti viene fuori da sé, è la rabbia di vivere e di uscire dai tunnel che si possono incontrare nella vita. Come ho scritto nella sinossi, Filumena è mia nonna che costruisce una casa rubando i mattoni ai vicini, è mia madre che sta accanto a un uomo per anni, sono io che cerco di inseguire i miei sogni. Il personaggio s’impossessa di te e non c’è Filumena senza Domenico Soriano. É una dicotomia ma anche un equilibrio quello che lega i due personaggi.

Ne approfittiamo per rivolgere qualche domanda anche a Francesco Gentile, Assistant Professor di neuroscienze all’università di Maastricht e attore non professionista che in Filumena Marturano recita la parte di Don Mimì.

Domenico Soriano è un personaggio complesso. De Filippo l’ha scritto per se stesso in modo da contrapporsi e fare da spalla – per la prima volta – alla sorella anche se poi, durante le prime repliche, la subissava di richieste e suggerimenti e la vera Filumena-Titina faceva fatica a emergere. Nel vostro allestimento Carmelinda veste i panni sia di Filumena che quelli di Eduardo regista. Qual è allora il tuo rapporto con Soriano?

Se non ci fosse Soriano con tutte quelle caratteristiche che sono una rampa di lancio per la frustrazione di Filumena, il dramma non sarebbe tale. La donna, che ha fatto mille sacrifici, cresce tre figli in mille difficoltà e si contrappone specularmente a un Don Domenico “femminaro”, molto egoista. Un personaggio come Soriano funziona perfettamente per scatenare e far esplodere la frustrazione che l’ex prostituta ha accumulato in una vita intera.

Alcune tue movenze e alcuni intercalari ricordano quelle del maestro napoletano ma è chiaro che non puoi giocare la tua prova di attore sull’imitazione di un modello inarrivabile. Come hai lavorato tecnicamente sul tuo rapporto con De Filippo che interpreta Soriano?

Io sono un grande fan di De Filippo fin da quando ero bambino. I miei genitori, attori amatoriali, hanno portato in scena Questi Fantasmi. Durante le prime volte mi veniva istintivo “imitare” De Filippo. Di fronte a questa “assurdità”, anche grazie alle precise indicazioni di Carmelinda, ho dovuto trovare una mia dimensione che lavorasse sulla mia esperienza personale. Alcune caratteristiche giovanili di Soriano le ho ritrovate in me. Forse, sul rapporto tra i due, mi sono ispirato più all’energia di Mastroianni in Matrimonio all’italiana che non nel personaggio maturo del Soriano di De Filippo.

A Natalino Bucci, manager nel progetto Galileo all’ESA, che investe i panni di Alfredo Amoroso, il “piccolo cocchiere” sodale e confidente di Don Mimì, chiediamo invece dell’importanza dei personaggi secondari nella commedia.

Alfredo è la spalla comica di Domenico Soriano e serve a De Filippo per rompere il ritmo del dramma. Come sempre nel teatro di Eduardo nel primo atto si crea il dramma, nel secondo si definisce e nel terzo si risolve. Alfredo – come lo zio in Natale in casa Cupiello – fa da testimone della vita dei trascorsi di Soriano ma con più ironia per disinnescare la presunta superiorità del suo padrone.

In conclusione, come ci ricorda Carmelinda, Filumena Marturano parla a “tutte le donne e a tutti. Come tutti i testi classici si rivolge a chiunque. Non credo che ci sia un mondo in cui non ci sia una donna trattata male da un uomo. Che l’ami o meno, e io credo di sì, Soriano dà per scontata Filumena”.

La stagione è ancora lunga. Nei prossimi mesi il Korego porterà in scena Il Berretto a Sonagli e i Giganti della Montagna di Luigi Pirandello, Ti Ho Sposato per Allegria di Natalia Ginzburg e Rosalyn di Edoardo Erba.






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